Mondo: Rapporto World Bank, Economia in frenata

14 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’economia mondiale crescerà quest’anno del 5,1 per cento, per rallentare al 4,5 per cento nel 2007 e risalire leggermente al 4,6 per cento nel 2008. Sono le stime della Banca Mondiale, che nel rapporto annuo indica la crescita dei Paesi in via di sviluppo al 7 per cento quest’anno, al 6,4 per cento l’anno prossimo e al 6,1 per cento nel 2008. Le economie dei Paesi industrializzati si espanderanno invece a un tasso del 3,1 per cento quest’anno, del 2,4 per cento nel 2007 e del 2,8 per cento nel 2008. L’economia cinese dovrebbe rallentare per la prima volta dopo anni di sviluppo impetuoso, scendendo nel 2007 a un tasso inferiore al 10 per cento, cioè al 9,6 per cento, per arrivare all’8,7 per cento nel 2008. Secondo la Banca Mondiale, la crescita dell’economia mondiale raggiunge un punto di svolta e si prospetta un rallentamento guidato dagli Stati Uniti. Un “soft landing” resta comunque probabile, ma per l’istituto il raffreddamento del mercato immobiliare Usa può innescare una contrazione più brusca delle previsioni e anche una recessione, che potrebbe avere maggiore impatto sulle nazioni in via di sviluppo. L’indebolimento dell’economia dovrebbe quindi abbassare i prezzi del petrolio, che la banca stima a 56 dollari al barile nel 2007 e a 53 dollari l’anno successivo. Entro il 2030 il numero delle persone molto povere dovrebbe essere dimezzato, passando da 1,1 miliardi a 550 milioni. Lo dichiara al quotidiano Le Monde il capo economista della Banca Mondiale, François Bourguignon, che prevede per i prossimi 25 anni “una crescita più forte di quella dell’ultimo quarto del secolo precedente”, con una media del 2,5 per cento annua nei Paesi sviluppati e del 4,2 per cento in quelli in via di sviluppo. “I Paesi emergenti come la Cina e l’India cessano di essere la periferia per diventare i principali motori dell’economia mondiale”, aggiunge l’economista nel commentare il rapporto della Banca sul futuro della globalizzazione, convinto che il reddito pro capite nei Paesi in via di sviluppo dovrebbe raddoppiare e raggiungere così gli 11mila dollari, cioè i livelli attuali della Repubblica Ceca, del Messico e della Cina.

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