Migranti: “In Libia i peggiori nemici dell’Italia sono UK e Francia”

24 ottobre 2017, di Alberto Battaglia

Francia e Regno Unito sarebbero al lavoro contro l’acquisizione di una posizione di primo piano per l’Italia in Libia: è quanto ha sostenuto l’esperto di immigrazione Gianandrea Gaiani, direttore di Analisidifesa.it e volto noto dei dibattiti televisivi, in un’intervista rilasciata al gruppo di studio olandese Gefira.

Secondo Gaiani questi due Paesi, sulla carta alleati dell’Italia “sono i nostri peggiori nemici in Libia”, un fatto già dimostrato con la rimozione del raìs Gheddafi nel 2011 e con il quale il governo di Roma aveva un rapporto privilegiato. È un elemento chiave per comprendere anche il fenomeno migratorio, che, per quanto in calo, è ancora lontano dall’essere risolto.

Secondo Gaiani le critiche sulle condizioni disumane in cui vivono i migranti nei centri di “accoglienza” libici sono “ipocrite” in quanto, una volta escluso l’impiego diretto di forze militari sul territorio, non c’è altra scelta che scendere a patti con le autorità locali, qualunque esse siano, pur di ristabilire un necessario controllo dei confini. Dalla stampa internazionale, tuttavia, non sono mancate le critiche su questa scelta.

Nel colloquio con il think tank Gaiani ha poi definito come “positivo” il recente accordo italiano col Niger, per il quale Roma garantirà un supporto logistico al controllo dei confini abitualmente oltrepassati dal flusso illegale di migranti diretto verso la Libia.

Tuttavia, aggiunge l’esperto, noto per le sue posizioni controcorrente, difficilmente farà una grossa differenza, in quanto “per ridurre in modo significativo gli arrivi è necessario riportare [i migranti] al punto di partenza: se devono pagare ancor più denaro per tornare verso il mare che porta in Italia con il rischio di essere deportati di nuovo, inizieranno a chiedersi se ne valga la pena”.

La linea dura, per lo meno secondo Gaiani, è giustificata dal fatto che la quasi totalità dei migranti che arriva in Italia in questo modo non scappano da guerre e, in maggioranza “sono tutto fuorché poveri per gli standard africani”.

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