Migliaia di miliardi di azioni e derivati a rischio con nuove regole Ue

7 agosto 2017, di Livia Liberatore

Migliaia di miliardi di dollari in derivati e il trading in blue chips potrebbero essere a rischio a causa della revisione della direttiva MiFID II dell’Unione europea. L’entrata in vigore della MiFID 2, che fissa i requisiti da rispettare per chi fornisce servizi finanziari sotto le parole chiave di “trasparenza” e product governance” è prevista per il prossimo anno.

La Commissione europea determinerà se le regole in Paesi come gli Stati Uniti, la Svizzera e Singapore siano severe allo stesso modo che quelle che entreranno in vigore in Europa. Senza questa decisione sull’equivalenza, MiFID 2 potrebbe interrompere il trading sulle piattaforme di questi Paesi, dividendo i mercati globali e in potenza aumentando i costi. “Senza l’equivalenza ci sarebbe una sorta di nazionalismo finanziario dell’Ue”, ha commentato Tim Cant,consulente presso lo studio legale Ashurst a Londra.

“Sarebbe una fortezza Europa che ritorna indietro a due o tre decenni di globalizzazione”, ha dichiarato Cant. Le nuove regole Ue sono volte ad assicurare la trasparenza di azioni, obbligazioni, derivati e a proteggere gli investitori. La Commissione è ora al lavoro su come affrontare i partner internazionali sui titoli azionari e sui derivati. Per quattro anni, l’esecutivo Ue ha negoziato con gli Stati Uniti per un accordo su una questione separata, il clearing dei derivati.

La decisione sull’equivalenza è molto attesa anche perché avrà un ruolo nel determinare quale accesso avranno le imprese britanniche al mercato unico europeo dopo la Brexit. Le nuove regole dicono che se un’azione viene negoziata su una piattaforma regolamentata dall’Ue, le imprese di investimento europee devono fare lì tutte le transazioni. Molte grandi compagnie hanno azioni quotate su borse di tutto il mondo. Le sedi fuori dal blocco potranno essere usati solo se le regole del Paese sono ritenute equivalenti. Senza una decisione sull’equivalenza, il trading potrebbe essere costretto fuori dalle piattaforme esterne all’Ue, anche se è lì che avviene la maggior parte delle negoziazioni.

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