MERRILL LYNCH TEME CALO DEL 15% PER DOW JONES.

14 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

”Io credo che il mercato scendera’ del 15% dai massimi stabiliti in agosto, il che significa, per il Dow Jones, un livello di 9.500 punti”. Lo dice Richard McCabe, responsabile degli investimenti strategici di Merrill Lynch. McCabe non e’ usualmente un ribassista. Per cui la sua tesi colpisce doppiamente. Quando l’ondata di vendite di cui siamo nel bel mezzo cessera’ – dice – a quel punto la correzione post estate-autunno (la moda non c’entra) sara’ completata.
Il mercato fino ad oggi ha viaggiato a due velocita’, spiega il guru. Gli indici piu’ popolari – tra cui in prima linea il Dow Jones – sono tutti in rialzo dall’inizio dell’anno. E il Nasdaq, nonostante le perdite degli ultimi due giorni, lunedi’ scorso aveva stabilito il nuovo record assoluto. Non bisogna dimenticare, poi, che l’indice dei titoli tecnologici e’ in crescita di circa il 30% dall’ 1. gennaio.
Cio’ e’ accduto per un solo motivo, stando all’opinio dello stratega di Merrill Lybch. Si tratta di una manciata di azioni a rapida crescita, tra cui in prima linea il comparto tecnologico; oppure titoli di azienda di largo consumo. Ma il mercato inteso nel senso vasto del termine, nella sua interezza, sta viaggiando al ribasso gia’ da un anno, un anno e mezzo. E il prezzo medio di un’azione comune, se si guarda al rapporto tra titoli in rialzo e titoli in ribasso, dimostra che si e’ trattato di un anno davvero difficile, almeno a cominciare da aprile. In effetti la crescita dei tassi d’interesse stanno avendo effetto su molte azioni e sul mercato nel in generale. Ma – ripeto – fino a due giorni fa era solo un manipolo di azioni a spingere su il Dow, il Nasdaq e lo S&P. Il difetto e’ che la maggior parte degli investitori di massa si concentra sugli indici piu’ popolari, quelli citati dai giornali, da radio e televisione. Ma sia il Dow Industrials, sia lo S&P 500 in qualche modo interpretano male, o comunque esagerano, la forza del mercato. La maggior parte delle volte, se si esaminano i dati storici riguardanti un arco di 50 anni, sia gli indicatori piu’ famosi, sia quelli rappresentativi di un mercato piu’ ampio (come il Russel 2000), vanno nella stessa direzione. La disparita’ attuale e’ abbastanza un’eccezione. E’ successo invece piu’ spesso, all’inizio degli anni ’70 oppure – mi da fastidio parlarne ma e’ cosi’, anche nel 1987 – si crea una disparita’ per cui le blue chips, i titoli a grande capitalizzazione, che dominano le performaces degli indici, continuano a salire; mentre i titoli minori del mercato piu’ ampio, non si comportano affatto nello steso modo. La questione e’ che di solito (”anche se non me la sentirei di dire il 100% delle volte”, spiega McCabe), di solito quando esiste una disparita’ di questo tipo, alla fine si corregge, e finisce, con quei pochi grandi titoli – i big cap – all’inizio indebolendosi, e poi rimettendosi tensione, cercando poi di rimettersi in carreggiata. Poi si forma il bottom, e allora un nuovo ampio avanzamento comincia ad aver luogo. E’ li’ che viene raggiunto il bottom , e allora ha luogo un ampio e un nuovo avanzamento di massa. Dal punto di vista del mercato allargato e diversificato, e’ stato un anno molto difficile. E i fund manager, che gestiscono un portafglio importante, devono raccapezzarci.

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