Mercati si leccano le ferite, governo italiano chiede stop vendite allo scoperto

21 novembre 2018, di Daniele Chicca

La volontà espressa dal governo italiano di mettere al bando le vendite allo scoperto contro i titoli italiani ottiene l’effetto controproducente di provocare tensione nelle sale operative. L’ipotesi di divieto di vendite allo scoperto sui titoli bancari non è al momento all’attenzione di Consob, secondo quanto riferito alle agenzie di stampa dal presidente vicario della Commissione Anna Genovese.

Oggi sul mercato secondario lo Spread di rendimento tra Italia e Germaniaa è in fase calante dopo le rassicurazioni del vice premier Matteo Salvini sulla revisione di alcuni punti critici della manovra finanziaria. Ma ieri la tensione era palpabile sui titoli di Stato italiani e anche sulle banche. Lo spread, per settimane più o meno stabile intorno ai 300 punti, la vigilia è salito fino a 335 punti per poi chiudere a quota 326, con il rendimento del Btp decennale issatosi al 3,61%.

A preoccupare è anche lo scarso interesse mostrato dagli italiani per il nuovo Btp Italia. È un segnale del fatto che gli investitori al dettaglio non offriranno un grande supporto ai Btp l’anno prossimo. “Bisognerebbe iniziare a vietare le vendite allo scoperto anche in Italia”, ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, innervosendo gli investitori. Limitare il mercato è proprio quello che non vuole il mercato, fanno sapere dalle sale operative.

“Mi sembra che siamo un mercato marginale, che con duemila miliardi di debito non ti puoi permettere”, dice un trader a La Stampa. Con un rialzo di un punto percentuale abbondante, oggi Piazza Affari sta recuperando una parte delle perdite pesanti subite ieri.

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21 novembre 201815:15

Le indiscrezioni riportate dall’agenzia stampa di finanza Market News International secondo cui la Federal Reserve avrebbe iniziato a prendere in considerazione l’idea di prendersi un momento di pausa dal ciclo di rialzo dei tassi graduale in atto e interrompere le strette monetarie la prossima primavera, ha aiutato i listini azionari e i titoli maggiormente rischiosi sui mercati Usa, penalizzando al contempo il dollaro Usa.

Il dispaccio d’agenzia, in cui vengono citate persone anonime con una posizione senior in seno alla Fed, dice che il dibattito sarà acceso all’interno del board di politica monetaria a marzo e a giugno, dopo l’incremento del costo del denaro della riunione di dicembre, che è da dare quasi per scontato. Stando ai dot plot della Fed ci saranno almeno tre strette monetarie nel 2019. Questo significa che il FOMC è diviso al suo interno tra falchi e colombe.

21 novembre 201816:14

Come ci si attendeva visto l’andamento dei future Usa, Wall Street apre le contrattazioni in progresso. I titoli maggiormente puniti nelle scorse sedute, tra cui Apple e altri colossi dell’hi-tech, oggi rimbalzano. Il settore ha perso mille miliardi di dollari di capitalizzazione martedì, e recupera soltanto una minima parte dell perdite prima della pausa per il giorno del Thanksgiving. Anche il petrolio ritrova la trebisonda dopo lo sbandamento del -6% della vigilia.

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