Mercati, esperti e mani pesanti sentono puzza di inflazione

12 gennaio 2018, di Daniele Chicca

Agli investitori piace puntare sull’azionario ma la verità è che le Borse sono uno dei mercati meno liquidi e più piccoli del pianeta se questo viene paragonato ad altre categorie e classi di attivo. La capitalizzazione dell’azionario americano è pari a 26 mila miliardi di dollari, meno della metà di quella del mercato del debito Usa. Se si sommano Treasuries, corporate bond e titoli emessi dalle amministrazioni locali si arriva alla cifra di 60mila miliardi.

E i mercati valutari, che non possono essere misurati con precisione perché ogni scambio vede coinvolte due divise alla volta, vedono passare di mano pezzi del valore superiore ai 5mila miliardi di dollari per giorno. Detta in breve, le valute sono il posto dove vanno gli investimenti più “intelligenti”, seguite a ruota da Bond e infine azionario. Quando si verifica un cambiamento sismico come quello che sta per avvenire sul fronte dei prezzi al consumo, è chiaro quindi che valute e Bond tendono ad adeguarsi al nuovo contesto.

E a giudicare dall’andamento di Forex e obbligazionario, si direbbe che gli esperti di mercato, i grandi investitori e le mani pesanti sentono puzza di reflazione. Se c’è un elemento che sta sostenendo i rialzi dell’azionario, che in Asia, Europa e Stati Uniti continua a inanellare record su record, sono le condizioni economiche definite “riccioli d’oro”, ossia tiepidamente positive, caratterizzate da una crescita coordinata globale ma al contempo da un’insolita inflazione bassa.

È alla luce di queste considerazioni, che gli investitori nell’azionario dovrebbero preoccuparsi seriamente del calo costante del dollaro, in ribasso da ormai 12 mesi, e dal tonfo dei prezzi dei titoli di Stato Usa, con i rendimenti che hanno sfiorato la soglia di pericolo del 2,6% e hanno oltrepassato la linea di trend di lungo periodo (20 anni), tanto da spingere il guru dei Bond Bill Gross a dichiarare aperta una fase ribassista del mercato. Significa che Forex e Bond puntano su un surriscaldamento dell’inflazione.

 

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