Mercati emergenti devono fare i conti con fuga dai fondi

29 giugno 2018, di Daniele Chicca

Continua l’emorragia dei fondi azionari e obbligazionari nei mercati emergenti. La quantità di deflussi è aumentata ancora in giugno, secondo i calcoli di Bank of America Merrill Lynch, con il valore degli investimenti liquidati che ha raggiunto quota 18 miliardi di dollari questo mese.

Per i fondi azionari, in particolare, i dati evidenziati nel report della banca sono pessimi: 29,7 miliardi di investimenti se non sono andati l’ultima settimana. Si tratta della quota di deflussi settimanali più grande di sempre.

A dimostrazione di come le paure per le conseguenze di una potenziale guerra commerciale a tutto campo tra Usa e resto del mondo abbiano impattato negativamente le Borse e in generale gli asset finanziari percepiti come maggiormente rischiosi, anche per i fondi degli Stati Uniti non è stato un mese da ricordare.

I deflussi dai fondi azionari sono stati pari a 24,2 miliardi di dollari, la terza somma più elevata della storia. Una nota positiva riguarda invece gli investimenti nei fondi esposti al settore dei tecnologici.

Il comparto hi-tech conta sempre di più in Borsa a livello di capitalizzazione e ha visto flussi in entrata anche questo mese: con gli investimenti complessivi da inizio anno che si attestano a 19 miliardi di dollari, una cifra che si confronta con i 9 miliardi di deflussi subiti dai fondi di tutti gli altri segmenti.

Oltre alle minacce di dazi dell’amministrazione Trump e le ritorsioni di Cina e Unione Europea, i mercati emergenti devono fare i conti con un rialzo progressivo dei rendimenti dei Bond americani. In particolare sono cattive notizie per i paesi maggiormente indebitati dell’area, che hanno approfittato di un periodo post-crisi di denaro facile senza precedenti per finanziare le proprie attività accumulando debito denominato in dollari.

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