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Borse stese dai dazi Usa, dollaro scende dai massimi di sette mesi

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La nuova serie di dazi contro i beni importati dalla Cina annunciati da Trump ha inflitto un duro colpo al morale degli investitori. Il Dow Jones cede un numero a tre cifre, mentre le Borse europee arretrano con intensità variabili. Londra perde a  un certo punto anche l’1%. Sul Forex, estrema volatilità sul cross euro dollaro. Si registra un saliscendi dell’euro, dovuto alle indiscrezioni poi smentite di una spaccatura tra i due alleati di governo CSU e CDU sul tema del richiedenti asilo.

La rapida conclusione negli Stati Uniti dell’era del denaro facile e una serie di dati macro migliori del previsto – come gli ultimi dati macro pubblicati sul fronte del mercato del lavoro e dei consumi – hanno temporaneamente favorito il dollaro, che si è issato ai massimi da novembre 2017. La Fed, che si è mostrata più aggressiva del previsto nella sua ultima riunione, è ormai rimasta isolata nel suo premere sull’acceleratore nella strada che porta a una normalizzazione delle politiche monetarie. Questo ha premiato fino a stamattina presto il dollaro americano rispetto a valute concorrenti come yen ed euro. Oggi le monete fiat di Eurozona e Giappone tentato il rimbalzo, ma i cali subiti ieri e nella notte sono stati consistenti. Pesanti anche le divise dei mercati emergenti, in particolare di quesi paesi che hanno debiti denominati in dollari. Per il biglietto verde, che oggi ripiega dopo il balzo delle ore precedenti, si prefigura in ogni modo la miglior performance settimanale dal 2016. Il Dollar Index ha toccato i massimi dell’anno a 95,10 oggi, prima di retrocedere in area 95.

Anche perché nel frattempo Banca del Giappone e Bce continuano a mantenere un approccio cauto, rimandando l’appuntamento con il rialzo dei tassi talmente in la nel tempo che non si sa Mario Draghi riuscirà ad annunciare una stretta monetaria prima della sua fine del mandato al dicembre 2019. Sebbene la Bce abbia in effetti sancito l’inizio della fine del programma di Quantitative Easing, i tassi non verranno toccati prima di settembre dell’anno prossimo. Il mercato si aspettava una stretta intorno a giugno 2019. Le Borse sono contrastate, con quelle europee positive mentre quella cinese paga la nuova escalation della guerra commerciale tra Pechino e Washington. Sul versante obbligazionario, si segnala un ulteriore appiattimento della curva dei rendimenti dei Bond Usa. I rendimenti decennali sono scesi al 2,91% dopo aver testato l’area del 3% subito dopo la riunione di due giorni della Fed, conclusasi mercoledì.