Medio Oriente:Made in Italy nel Golfo Persico

19 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

L’area dei Paesi del Golfo è la diciassettesima potenza economica mondiale e negli ultimi tre anni cresce del 74 per cento: i suoi flussi finanziari devono essere intercettati “presto” dal mercato italiano che, per rimanere al passo con la globalizzazione, deve muoversi in rete come “sistema Paese”. Questa l’avvertenza lanciata dal ministro del Commercio internazionale e delle politiche europee, Emma Bonino, ai partecipanti del “Tavolo Golfo”, organizzato dalla Farnesina per mettere a punto una strategia di promozione dell’Italia nei sei Paesi membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo. “Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman e Qatar costuiscono un un nuovo scenario geo-economico in cerca di nuovi spazi”, rimarca Bonino, precisando che l’Italia non può crescere se non rafforza la sua capacità di presenza sul mercato internazionale e l’area del Golfo è un treno che non può permettersi di perdere”. Il ministro ricorda che in un anno le piccole e medie imprese perdono l’11 per cento sugli scambi internazionali e che negli ultimi dieci anni l’Italia scende dal secondo al sesto posto nella classifica dei Paesi con maggiore presenza di turisti stranieri. “Due dati che sembrano presi a caso”, sottolinea Bonino, “ma che suggeriscono entrambi come il sistema del made in Italy vada consolidato. E, per recuperare competitività, l’unica soluzione è l’internazionalizzione delle imprese e del territorio”. Due le ricette proposte dal ministro del Commercio internazionale per rilanciare le 200 imprese italiane che operano nell’area del Golfo: rafforzare la presenza sui mercati locali per distribuire in modo capillare i prodotti italiani e muoversi in rete, “perché la globalizzazione dell’economia indica che a competere devono essere i sistemi Paese e non le singole imprese”. Bonino quindi evidenzia che l’interesse per l’area del Golfo da parte dell’Italia c’è e va solo rafforzato. Non a caso, il 2,2 per cento delle esportazioni italiane è verso il Golfo, una quota superiore a quelle destinate a Russia (2,19 per cento), Cina (1,73 per cento) e India (0,63 per cento). Il ministro pone anche l’accento sulla “vitalità dell’imprenditoria femminile italiana” e annuncia a marzo 2007 un “incontro business to business” tra imprenditrici italiane e del Golfo organizzato dal ministero e dall’Ice (Istituto per il commercio estero, ndr) per “mettere in collegamento realtà molto attive, ma ancora poco emergenti”. L’approccio strategico unitario per “cogliere appieno le potenzialità dell’area” è rilanciato anche dal vice ministro degli Esteri, Ugo Intini, che ricorda “l’ottimo andamento dei rapporti bilaterali” con gli Stati del Golfo. “Il Tavolo Golfo è nato proprio per fare sistema e creare sinergie”, afferma Intini, osservando che “la sua prima azione concreta sarà la costituzione di un gruppo di lavoro per incentivare la partecipazione di imprese italiane ai grandi progetti del Golfo; organizzare una missione imprenditoriale italiana nell’area entro maggio; adottare iniziative finalizzate ad attrarre investimenti dal Golfo verso l’Italia; infine, mettere a punto strumenti di sostegno delle nostre imprese nella regione”.

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