Marea di titoli inonda il mercato: effetti su banche, investitori e cittadini

13 marzo 2018, di Daniele Chicca

Gli investitori nel mercato del reddito fisso sono intimoriti dalla continua risalita dei rendimenti obbligazionari Usa, che sulla scadenza decennale sfiorano ormai la soglia di pericolo del 3%, ma c’è un altro problema grosso che non va sottovalutato e riguarda i mercati monetari americani. C’è un fiume di titoli obbligazionari che verranno emessi sul mercato primario. Il tasso interbancario Libor e i tassi dei Treasuries scambiano su livelli che non si vedevano dal 2008, prima dell’arrivo delle misure ultra accomodanti della banca centrale in risposta alla crisi finanziaria.

La Federal Reserve che ha avviato la sua politica di normalizzazione di politica monetaria sta contribuendo all’incremento dei rendimenti in atto quest’anno, ma un’altra ragione dietro al balzo del costo del denaro viene dalla marea di emissioni che il governo federale Usa si appresta ad effettuare per controbilanciare l’ampliamento del deficit, effetto delle nuove misure pro crescita e pro aziende varate dall’amministrazione Trump. A febbraio il deficit Usa è stato pari a $215 miliardi, il più alto in sei anni di tempo.

Un incremento dei tassi di interesse ha delle conseguenze non solo per gli investitori e i gestori, bensì anche per le banche, che dovranno pagare un prezzo più alto per chiedere denaro in prestito nel mercato primario. “Stiamo assistendo a un nuovo paradigma“, dice a Bloomberg Jerome Schneider, a capo del desk di finanziamenti a breve termine presso il gruppo Pacific Investment Management, aggiungendo che il mercato sta cercando di capire da dove potrebbe provenire l’elevata domanda per il fiume di titoli a breve in arrivo sul mercato.

L’ammontare di titoli del debito governativo emessi quest’anno oltrepasserà i 400 miliardi di dollari. Il Dipartimento del Tesoro Usa ha aumentato a 65 miliardi di dollari l’offerta di T-bill con consegna a quattro settimane. A inizio anno prevedeva la collocazione di 15 miliardi. Con la domanda per i fondi monetari in crescita, il tasso a 12 mesi sui Titoli di Stato americani supera ormai il 2% e la corsa verso l’alto non sembra destinata a interrompersi (vedi grafico).

Fiume di titoli sul primario rende ostico compito per le banche

Nel frattempo il tasso del Libor sta spiccando il volo, con implicazioni notevoli sui mercati. Nonostante lo scandalo di manipolazione del tasso interbancario, le norme più severe per regolamentarne le operazioni non sembrano sufficienti a ostacolarne la corsa: 350 mila miliardi di dollari di prestiti e prodotti finanziari sono associati al Libor e una grossa fetta di questi strumenti sono denominati in dollari.

Insieme al rendimento dei titoli del Tesoro, il Libor è uno degli indici principali utilizzati per stabilire gli interessi da pagare sui mutui in Usa. Il risultato è che, quando collocheranno sul primario i loro bond societari sul mercato per finanziarsi, le banche faranno sempre maggiore fatica a competere con i titoli governativi. Lato cittadini, il rialzo degli interessi è una buona notizia per investitori e risparmiatori, ma non per chi ha bisogno di indebitarsi per finanziare operazioni di acquisto, come per esempio quello di una casa.

Mentre per gli investitori il rialzo dei rendimenti è una notizia da accogliere con favore dopo anni di tassi zero e di caccia all’alpha, per le banche il crescente appeal di titoli governativi rischia di aumentare il costo necessario per poter competere alla pari. La sfida per il settore bancario sarà quella di riuscire a offrire ritorni da investimento più alti sui Bond aziendali emessi sul mercato primario per finanziamenti a breve termine.

“Le banche hanno bisogno di finanziarsi sui mercati e per farlo devono al contempo attirare l’interesse degli investitori” verso i loro prodotti. È chiaro che il rialzo dei rendimenti alimenta la domanda nei mercati monetari. Gli attivi dei fondi monetari valgono 2.260 miliardi di dollari, in crescita dai 2.070 miliardi dell’anno scorso. Con quattro rialzi dei tassi possibili quest’anno da parte della Fed, a partire dalla riunione di questo mese, questa cifra è destinata a gonfiarsi ulteriormente.

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