Manovra: nessun dietrofront sul deficit, accelerano privatizzazioni

14 novembre 2018, di Mariangela Tessa

Nessun passo indietro del Governo sul tetto deficit/Pil del 2,4% fissato nella manovra per il 2019 e  considerato “un limite invalicabile”.  È quanto emerge nella lettera all’Ue che accompagna il Documento programmatico di bilancio aggiornato ieri sera dal Cdm.

Secondo quanto si legge nella lettera scritta dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, “Il governo ritiene che le ragioni” dell’impostazione della manovra “mantengano tutta la loro validità anche dopo aver attentamente valutato” i rilievi Ue.

“Per accelerare la riduzione del rapporto debito/pil e preservarlo dal rischio di eventuali shock macroeconomici, il governo ha deciso di innalzare all’1% del Pil per il 2019 l’obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico. Gli incassi costituiscono un margine di sicurezza” e consentiranno di raggiungere una discesa del rapporto debito-pil “più marcata e pari a 0,3 punti quest’anno, 1,7 nel 2019, 1,9 nel 2020, 1,4 nel 2021 portando il rapporto dal 131,2% del 2017 al 126,0 del 2021″.

Secondo fonti della Lega citate dal Sole 24 Ore le dismissioni “anche immobiliari inserite in manovra, in risposta ai rilievi dell’Unione europea, “valgono l’1% del Pil”, ovvero circa 18 miliardi) di euro.

La lettera prosegue:

“L’indebitamento netto sarà sottoposto a costante monitoraggio, verificando sia la coerenza del quadro macroeconomico sottostante le ipotesi di finanza pubblica, sia l’aumento delle entrate e delle spese” assicura Giovanni Tria spiegando che il ministro dell’Economia è tenuto “ad assumere tempestivamente, in caso di deviazione, le conseguenti iniziative correttive nel rispetto dei principi costituzionali”.

Nessun dietrofront sulla crescita:

“Il governo resta fiducioso sulla possibilità di conseguire gli obiettivi di crescita” scrive il ministro spiegando che “la manovra è stata costruita sulla base del quadro tendenziale, e non tiene conto della crescita programmata. Questa impostazione prudenziale introduce nella legge di Bilancio un cuscinetto di salvaguardia, che previene un deterioramento dei saldi di bilancio anche nel caso in cui gli obiettivi di crescita non siano pienamente conseguiti”. “La normativa nazionale prevede una serie di presidi che obbligano il governo a riferire tempestivamente alle Camere qualora si determinino scostamenti rispetto” agli obiettivi di deficit e indebitamento netto “assegnando tra l’altro al ministero dell’Economia e delle finanze, il compito di assicurare il monitoraggio degli andamenti di finanza pubblica”.

Per le spese “per contrastare il dissesto idrogeologico e per la manutenzione straordinaria della rete viaria e di collegamenti, il governo chiede l’applicazione della flessibilità per eventi eccezionali” scrive Tria nella lettera all’Ue sulla manovra, spiegando che “per il prossimo triennio” le spese eccezionali saranno “pari a circa lo 0,2% del Pil”, circa 3,6 miliardi, a seguito dei danni del maltempo e “per il solo 2019″ un miliardo sarà dedicato alla rete viaria dopo il crollo del ponte Morandi a Genova.

“Il governo ha deciso di innalzare all’1% del Pil per il 2019 l’obiettivo di privatizzazione del patrimonio pubblico” precisa il ministro.

Nella Nota di aggiornamento al Def il governo aveva previsto incassi da privatizzazioni per lo 0,3% del Pil l’anno per il 2019 e 2020. Quindi in precedenza si prevedano circa 10 miliardi in due anni, ora 18 miliardi in in anno solo. Anche per il 2018 la Nadef prevedeva lo 0,3% (5,4 miliardi) da privatizzazioni.

 

Hai dimenticato la password?