Mamme lavoratrici in pensione prima? Proposta sindacati non piace a Boeri

13 settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Torna a far parlare di sé il presidente dell’Inps Tito Boeri che boccia categoricamente la proposta avanzata dai sindacati al tavolo di confronto con il governo in merito al cantiere previdenziale, che prevede uno sconto ai requisiti per andare i pensione per le mamme che lavorano.

Cgil, Cisl e Uil hanno portato avanti tale proposta che punta al riconoscimento del ruolo della maternità nel lavoro della donna ipotizzando un taglio dei requisiti anagrafici con cui tutte le mamme lavoratrici potrebbero lasciare il lavoro e andare in pensione con un anticipo di massimo 3 anni.

Nel dettaglio la proposta a firma sindacale prevede che per ogni figlio fino al compimento dei 6 anni verrebbero riconosciuti alla madre 170 giorni di contributi figurativi che raddoppierebbero nel caso il figlio sia disabile. In pratica, per ogni anno di congedo dal lavoro verrebbero riconosciuti 6 mesi di contribuzione figurativa utile al requisito di accesso alla pensione, con tetto massimo di due anni di sconto per 4 figli e più.

Ma il numero uno dell’Inps mette i bastoni fra le ruote e boccia tale proposta.

“Bisogna evitare scorciatoie perché il problema delle donne è quello di una forte discontinuità del lavoro. Quindi semmai dovrebbero, potendo, lavorare più a lungo, mentre così andrebbero in pensione con assegni più bassi”.

Per Boeri un ipotetico sconto esteso a tutte le donne le esporrebbe anche al rischio di un pensionamento involontario.

“La scelta di andare in pensione non è sempre volontaria, ma viene presa anche dal datore di lavoro che potrebbe sfruttare così la possibilità di fare uscire anticipatamente le donne con figli licenziandola per ridurre la forza lavoro e obbligandole a prendere pensioni inferiori per il resto della vita Si potrebbe profilare una discriminazione tra le donne che lavorano e hanno figli e quelle invece che hanno privilegiato la carriera lavorativa. Se dunque l’obiettivo è quello di aiutare le donne nel lavoro questa proposta andrebbe nel senso esattamente contrario”.

Per Boeri la soluzione è quella di incentivare l’occupazione femminile rafforzando gli strumenti che già ci sono come il congedo di paternità – obbligatorio ma preso solo da un terzo dei padri lavoratori – e i vecchi voucher baby sitter o asili nido – ancora largamente sottoutilizzati.

“Bisogna intervenire per agevolare l’accesso sul mercato del lavoro delle donne non il loro pensionamento”.

 

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