Tetto compensi, Maggioni: Rai minacciata da “deriva populista”

28 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – “Caro Direttore, il dibattito sulla Rai e sul tetto ai compensi degli artisti mi sembra inserirsi perfettamente nell’epoca della post verità”. Inizia così la lettera che Monica Maggioni, presidente della Rai, ha scritto al Corriere della Sera in cui parla a tutto campo, complice anche il recente festival di Sanremo, del dibattito sorto in merito al tetto ai compensi che, dice la Maggioni, sconta una evidente deriva populista che rischia di minare il valore del servizio pubblico.

 “È stato detto di tutto e c’è stato persino qualche ardimentoso che si è spinto a sostenere che il cda ha scelto di applicare il suddetto tetto (…) Quando si deve criticare la Rai ci si rifà spesso alla Bbc. Ebbene, nel Regno Unito non si è mai nemmeno ipotizzato di stabilire un tetto agli stipendi dei talenti artistici”.

Battute da bar su “quelli che straguadagnano”e finalmente vengono puniti, dice la presidente di Viale Mazzini.

Il facile messaggio ‘li abbiamo puniti’ forse porta qualche manciata di voti (ed è tutto da dimostrare), ma lascia solo macerie. Più difficile ma sensato è invece stabilire le regole del gioco di un Servizio pubblico che non sprechi risorse ma possa stare sul mercato. Eppure la politica migliore deve riprendersi in mano una dimensione progettuale, anche sulla Rai”.

Nel futuro del servizio pubblico, sostiene la Maggioni, anche l’assetto industriale finora conosciuto deve cambiare.

“Ci vuole una dialettica con il mercato degli artisti più regolamentata e un servizio pubblico più misurato? Si elaborino delle fasce di retribuzione congrue ed una serie di meccanismi per l’immissione di nuovi talenti che sfuggano al potere degli agenti (…) Certo la Rai avrebbe potuto fare di più sulla via dell’autoregolamentazione e abbiamo forse perso delle occasioni. Certamente nell’ultimo anno, mentre la Rai provava a immaginare il suo futuro, sono cambiati tutti i parametri: dal quadro normativo alla certezza delle risorse finanziarie“.

Alla fine la Maggioni lancia un monito:

“Non vorrei che questo gioco al massacro preveda nel gran finale la riduzione a irrilevanza dell’azienda in cui ho potuto fare il mestiere più bello del mondo, non parteciperò silente e commossa alle esequie. Se invece si vuole davvero riformare puntando a costruire, allora basta sapere dove e quando. Ma nessuna scorciatoia. Costruire significa avere il coraggio di dire che la qualità, anche in Italia, ha un valore”.

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