Made in Italy in ripresa ma guerra commerciale rischia di rovinare festa

17 maggio 2018, di Mariangela Tessa

Nel 2019 l’industria manifatturiera italiana recupererà finalmente i livelli di fatturato del 2007. Sono le stime contenute nel Rapporto Analisi dei Settori Industriali di Intesa Sanpaolo e Prometeia presentato ieri a Milano.

“Ci abbiamo messo 12 anni, ma è un risultato accompagnato da elementi strutturali solidi. In questi anni è avvenuta una profonda trasformazione del tessuto produttivo, una forte selezione nel mondo delle imprese: quelle che sono sopravvissute sono più forte e competitive. Ora sarebbe importante migliorare il contesto competitivo in cui le le imprese operano. Si tratta di riforme non così costose, che non impattano sui costi pubblici, raccomandate da anni da Ocse, Commissione europea, Fmi… ma sono sempre lì” ha detto Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, nel corso della presentazione.

In un contesto che sembra orientato al bello, non mancano tuttavia delle ombre. Come quelle rappresentate dall’escalation delle spinte protezionistiche internazionali, che potrebbe pesare sullo scenario di ripresa e consolidamento.

‘Se quello che si vede a livello di guerra commerciale dovesse rappresentare un’escalation con reazioni e contro reazioni da parte di altri Paesi, questo provocherebbe una flessione del commercio internazionale e avendo noi un modello di crescita molto basato sulle esportazioni, ciò rappresenterebbe un fattore negativo per l’Italia. In Italia infatti il 37% del nostro valore aggiunto è dato dalle esportazioni’, ha spiegato De Felice.

A essere più esposti sia alle conseguenze delle politiche degli Stati Uniti nei confronti dell’Europa, sia a quelle della questione Iran-Russia, sono soprattutto i settori tipici del Made in Italy come ha sottolineato Alessandra Lanza, economista di Prometeia:

‘Penso in particolare al sistema moda ma certamente anche alla filiera legno-arredo, e in parte anche alla meccanica’.

 

 

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