“Lo facciamo tutti”, schiere di banchieri ammettono di aver mentito ai clienti

15 marzo 2017, di Daniele Chicca

Venerdì scorso i titoli della Toronto-Dominion Bank (TD Bank) hanno subito il calo più accentuato da aprile 2009 dopo che la banca, che punta molto sui servizi alla clientela, è stata l’oggetto di un servizio dell’emittente CBC in cui emerge come i dipendenti dell’istituto canadese siano stati sottoposti a pressioni dall’alto per poter centrare ambiziosi obiettivi di ricavi.

Il titolo della banca ha ceduto più del 5% sui mercati azionari. Al momento scambia in marginale progresso, ma nelle ultime sedute il valore di Borsa è sceso da oltre 70 dollari a meno di 66,50. Lo scandalo scoppiato con il servizio della rubrica tv “Go Public” ha assunto proporzioni sempre maggiori in questi giorni e a poco sembrano serviti i tentativi dei banchieri del gruppo di sminuire la vicenda.

“Non crediamo che il report della CBC dia un ritratto accurato di chi siamo, o che rispecchi quella che è l’esperienza reale dei nostri dipendenti”, dice un comunicato di TD Bank, la quale specifica che i dirigenti prendono molto sul serio le preoccupazioni espresse nel servizio da alcuni bancari, i quali hanno parlato di “pressioni incredibili” dai banchieri per ottenere risultati.

Le pratiche contestate sono simili a quelle di Wells Fargo che sono costate il posto al suo amministratore delegato John Stumpf. I dipendenti di tutte e cinque le grandi banche del Canada hanno fatto rilevazioni sconcertanti alla CBC. Uno ha confessato di farlo “perché ne va del nostro posto di lavoro”. Migliaia di bancari violano le leggi e mentono alla clientela o traggono in inganno i consumatori per paura di essere licenziati dai loro datori di lavoro banchieri.

In circa mille email, i bancari dei gruppi RBC, BMO, CIBC, TD e Scotiabank alla dipendenza di diverse filiali del Canada, hanno descritto nel dettaglio il tipo di forti pressioni subite dai vertici delle banche (i banchieri) per centrare obiettivi di vendita che vengono monitorati con scadenza settimanale, quotidiana e in alcuni casi addirittura oraria.

“Abbiamo il management che ci salta alla gola tutto il tempo” dice un consulente finanziario di Scotiabank. “Vogliono solo che i numeri vengano raggiunti e non importa come” ci si arriva.

Dopo lo scoppio dello scandalo si sono moltiplicati gli appelli per il lancio di un’inchiesta parlamentare simile a quella condotta sulle pratiche illecite di Wells Fargo, anche se la banca sostiene di aver agito sempre nell’interesse della clientela. L’emittente CBC fa sapere di aver garantito l’anonimato alle sue fonti, perché i bancari – così come i banchieri che danno loro gli ordini – hanno paura delle conseguenze attuali e future sulla loro carriera.

“Lo facciamo tutti”, avrebbero ammesso migliaia di bancari canadesi, citando le pressioni subite dai loro datori di lavoro. Dopo le rilevazioni di venerdì scorso centinaia di dipendenti di TD Bank sarebbero venuti allo scoperto per denunciare i banchieri e un ambiente di lavoro insostenibile che definiscono “avvelenato”, che “favorisce lo stress”, “malsano” e che non ha “alcun rispetto per i princìpi di etica”.

TD sostiene che tutti i bancari e i banchieri sono chiamati a rispettare fedelmente un codice etico preciso, ma i dipendenti che hanno parlato con la CBC dicono che è impossibile farlo, viste le attese ultra ambiziose che ci sono in termini di vendite: “ho aumentato le linee di credito di alcuni clienti di un paio di migliaia di dollari, solo per ottenere punti SR (sales revenue)”, dice una delle fonti che ha lavorato diversi anni per una filiale dell’Ontario della banca.

Il bancario in questione ha persino ammesso di non aver avvisato i clienti del cambiamento di policy, un comportamento che è in violazione del codice federale canadese che regola il settore finanziario (Bank Act). Si tratta di pratiche condannabili che  probabilmente non riguardano soltanto i banchieri di Canada e Usa ma anche d’Europa.

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