L’euro non è l’unico responsabile dei problemi dell’Italia

18 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

A due decenni dal debutto della moneta unica europea, in Italia è iniziato un forte dibattito proprio sull’euro. L’euro è l’unico responsabile dei problemi economici dell’Italia? Così titola oggi un articolo di Blooomberg che cerca di rispondere a questa domanda.

In Italia negli ultimi mesi la Lega e il Movimento delle Cinque Stelle hanno fatto leva sul malcontento degli elettori per vincere le elezioni e alcuni politici hanno cominciato a chiedersi se l’Italia possa abbandonare l’euro – uno scenario che i media hanno soprannominato Italexit – alimentando così i timori degli investitori. Per rispondere alla domanda, il quotidiano guarda in primis ad altri paesi europei che con l’adozione della moneta unica hanno fatto progressi nell’economia. La Germania ha riformato il suo mercato del lavoro e si è ripresa dalla stagnazione della riunificazione. La Spagna ha sì una disoccupazione elevatissima, ma anche tasse più basse e nonostante sia stata vittima della crisi del debito europeo, dal 1999 la sua economia è cresciuta quattro volte più velocemente di quella italiana. Anche la Francia, avversa alle riforme, ha costantemente superato l’Italia e, in misura maggiore o minore, anche i paesi più piccoli, dai Paesi Bassi, all’Irlanda e al Portogallo, ne hanno beneficiato.

Che cosa ha fatto di male l’Italia, allora? Una delle argomentazioni più volte invocate è che l’euro ha amplificato molte delle debolezze di lunga data del paese, limitando al contempo lo spazio di manovra dei politici, scrive Bloomberg.

L’Italia – a differenza della Spagna – non ha ripulito il suo sistema bancario dopo la crisi del debito, lasciando gli istituti di credito gravati da prestiti in sofferenza e incapaci di invertire la stretta creditizia fino al 2017. Ma il vero tallone d’Achille è stata una crescita della produttività debole, quasi inesistente (…) Tra le varie spiegazioni che sono state avanzate ci sono la rigidità del mercato del lavoro e il settore pubblico saturo, il nepotismo eccessivo e gli investimenti troppo scarsi nell’istruzione, e le piccole dimensioni della maggior parte delle aziende. Anche in questo caso, tutti questi fattori sono stati a lungo precedenti all’euro.

Emblematiche le parole di un piccolo imprenditore intervistato da Bloomberg.

  1. “Il problema per l’Italia non è la moneta, ma il modo di fare impresa

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