Leggenda derivati: “iceberg in vista”, sfruttare mercato opzioni per evitarlo

11 luglio 2018, di Daniele Chicca

È un mare rosso lo schermo con l’andamento dei principali indici di Borsa nel pomeriggio europeo dopo l’avvio di Wall Street.  Donald Trump ha avviato il secondo round della guerra commerciale con la Cina, nel peggior momento possibile secondo i rialzisti di mercato, che speravano nella stagione delle trimestrali. Le stime sono per un incremento del 20% circa dell’EPS per le società quotate sull’indice S&P 500.

Trump vuole imporre ulteriori dazi del 10% su una serie di prodotti cinesi per 200 miliardi di dollari complessivi, tra cui beni al consumo quali componentistica informatica, per televisori e frigoriferi, o capi di abbigliamento. Gli investitori temono che, anziché se placarsi, la situazione commerciale stia peggiorando e come ha spiegato Steven Englander, head of Global G-10 FX strategy per Standard Chartered, “l’escalation ha superato il punto di non ritorno“.

“Questo è il segnale che un iceberg in vista”

La curva dei rendimenti, ossia la differenza tra tassi a due anni e a 10 anni, non si dovrebbe invertire prima della riunione di dicembre della Federal Reserve. È questo il momento, secondo la leggenda dei derivati ora in pensione, Harley Bassman, in cui dovrebbe partire il conto alla rovescia di 18 mesi che separerà gli Stati Uniti dalla recessione (attesa per metà 2020).

Di conseguenza Bassman, che dopo essere stato alla guida del trading floor mutui presso Merrill Lynch ha messo il suo talento al servizio di Pimco prima di andare in pensione un anno fa, non è ribassista sull’indice S&P 500.

 

Bassman, che a Wall Street gli altri trader chiamano “Convexity Maven“, “l’esperto di convessità”, ha però paura che scoppi una guerra commerciale globale, che “potrebbe essere il risultato sfortunato di uno scontro tra ego che accelererà il calendario del rischio”.

Per questo motivo la leggenda dei derivati si dice disposta a investire qualche spicciolo per detenere contratti di opzione a tre anni spinti due anni in avanti tramite l’acquisto di un’opzione a tempo pieno, a cinque anni. Inoltre, affidarsi alle opzioni anziché ai future o agli swap consente di mantenere un profilo di rischio in grado di offrire maggiore leverage e perdite limitate, oltre alla comodità di non dover uscire preventivamente dal mercato.

Di solito un’inversione della curva è in grado di anticipare una recessione economica. Secondo alcuni analisti, tuttavia, stavolta il contesto è diverso rispetto al passato: il Quantitative Easing a oltranza e le politiche della Fed uniche nella loro storia eviteranno che un’inversione della curva dei rendimenti mandi un segnale di recessione.

Secondo il guru dei mercati è vero che siamo in una situazione insolita: la curva dei rendimenti si inverte quando la Fed inizia a imporre strette monetarie mentre questa volta la prossima inversione sembra che sarà provocata dal calo della fascia a lunga scadenza della curva.

In passato le inversioni della curva roteavano intorno al tasso del 5% mentre stavolta quando avverrà, oscillerà probabilmente intorno al rendimento del 3%. Il fatto che ci sia un iceberg all’orizzonte lo dice il ribasso dei tassi di interesse a lungo termine, che hanno perso 30 punti base nel periodo che ha fatto da anticamera all’ultimo rialzo dei tassi da parte della Fed.

Ciò si sta verificando nonostante l’offerta in aumento di titoli del debito per via del Quantitative Tightening (QT) della Fed e della maxi riforma fiscale di Donald Trump. Il campanello d’allarme è stato suonato, ma non tutti sono disposti ad ascoltare.

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