LEADERSHIP, GENERALE PATTON

25 dicembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Da sempre il mondo degli affari e’ paragonato a un campo di battaglia, per cui nessuno rimane scioccato se in un testo di alta finanza o di management vengono prese a prestito le teorie di Sun Tzu o Machiavelli.

Un po’ piu’ anomalo, tuttavia, e’ rispolverare i libri di storia contemporanea per ispirarsi alle gesta del generale americano George S. Patton, intepretato nel famoso film dall’attore George C. Scott. Egli, diversamente dall’autore de ”L’Arte della Guerra” o dall’intelligente e pragmatico scrittore de ”Il Principe”, non e’ passato alla storia per i suoi scritti – per nulla geniali – ma per le strategie militari rischiose, e non certo convenzionali, messe in atto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Malgrado un carattere burbero e la tendenza all’ eroismo, Patton ponderava molto attentamente le decisioni e i piani militari; e calcolava con estrema precisione il rischio assunto, dimostrando cosi’ di non essere per niente impulsivo.

Nel recentissimo saggio di Alan Axelrod dal titolo ”Patton on Leadership”, il generale viene preso a simbolo per illustrare un chiaro modello di management tipico dei capi. In particolare tre sono le parole chiave che vengono associate a colui che, nel libro, viene descritto come un grande stratega: velocita’, semplicita’ e coraggio. Certo, non esattamente la quintessenza dell’intellettuale, direte voi. E avete ragione.

L’autore, a differenza di quanto accade in numerosi saggi americani di gestione aziendale e guide al successo personale, non si limita pero’ ad enunciare quello che a prima vista puo’ sembrare il banale motto di una business school di seconda categoria, ma analizza con particolare attenzione dettagli e esempi concreti, indicando singole azioni e decisioni nella vita di Patton, e spiegando come abbia potuto influenzare positivamente chi lo circondava.

Inoltre, nonostante Patton avesse un carattere egocentrico, Axelrod sostiene che, prendendo esempio da lui, i manager dovrebbero cercare di compiacere i dipendenti, che lui definisce ”prime donne”, senza tuttavia coccolarli troppo e senza esaurire ogni loro richiesta. Molto piu’ semplicemente il dipendente deve essere condotto verso uno standard di efficienza e non verso un professionalita’ vaga.

”Patton on Leadership” rappresenta senza ombra di dubbio una novita’ in un mercato che, soprattutto negli ultimi anni, non ha introdotto grandi sconvolgimenti e originalita’ nel settore. Va detto pero’ che il genere ”managemente in stile militare” negli Stati Uniti sembra andare adesso per la maggiore.

Infatti nelle ultime settimane sono usciti altri due libri sulla leadership: il primo sul generale Lee, intitolato ”Robert E. Lee on Leadership: Executive Lessons in Character, Courage and Vision”, di H.W. Crocker III (Prima Publishing, 1999); il secondo e’ ”Cigars, Whiskey & Winning: Leadership Lessons from General Ulysses S. Grant”, di Al Kaltman (Prentice Hall, 1999).

Attenzione pero’, lettori, con tutti questi libri militari, volete un suggerimento da WSI? Meglio stare defilati e coperti.

Anche perche’ come e’ notorio per diventare generali non bisogna essere dei geni. Per esempio, sapete cosa diceva Patton ai suoi uomini? ”Vinceremo, perche’ non perderemo mai!”. Davvero acuto.

PATTON ON LEADERSHIP: Strategic Lessons for Corporate Warfare.

di Alan Axelrod (Prentice Hall, 279 pagine)

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