Le banche e il conto della crisi

11 aprile 2018, di Francesco Melillo

Le banche quanto hanno pagato del conto della crisi?

 

Dal 2011 le banche europee causa l’esplosione del debito sovrano, il declassamento delle agenzie di rating dei Paesi dell’Europa meridionale, vedono ad un indebolimento degli asset detenuti dalle banche, in particolar modo italiane, spagnole, portoghesi, irlandesi e greche.

La salvezza per le banche si ha solo con l'avvio del QE di Mario Draghi. In prima battuta il QE è d'aiuto perchè avendo raddoppiato la quantità di titoli di Stato in portafoglio, le banche vedono riprezzare i loro asset. Ma dopo anni di QE il peso dei bassi margini inizia ad erodere il vantaggio accumulato trasformandosi in peso. Questo peso unito alla gran quantità di NPL in portafoglio, diventa un macigno per le banche soprattutto italiane che per evitare l'ulteriore incremento di NPL, riducono drasticamente i prestiti alle imprese e di conseguenza all'economia reale.

Lo scenario delle banche italiane rispetto a dieci anni fa ha subito un sostanziale ridimensionamento, con numerose aggregazioni, numerose partecipazioni estere ed un differente modo di interfacciarsi con la clientela (anche per via dell’avanzare del fintech).

Il numero di banche è ancora elevato per la BCE, anche in funzione dei numeri nettamente più bassi dell’economia nazionale. i questi giorni le prime avance politiche mostrano chiaramente un cambio sul panorama bancario con il Movimento 5 Stelle che sottolinea la mancanza del ruolo nativo delle banche nel concedere prestiti alle imprese, proponendo quindi la CDP come interlocutore per le imprese in difficoltà. Questo significherebbe un cambio dello scenario legislativo attuale, visto che il ruolo della CDP è riservato a partecipazioni in aziende strategiche per il Paese.

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