Lavoro, in Ue scatta ora X per dire addio al dumping sociale

23 ottobre 2017, di Daniele Chicca

A Bruxelles e Strasburgo è il momento della verità per rivedere una legge che è accusata di aver favorito il dumping sociale dei lavoratori distaccati in Europa. I ministri degli Affari Sociali dell’Unione Europea si riuniscono lunedì 23 ottobre in Lussemburgo per tentare di raggiungere un compromesso sulla revisione e modernizzazione della direttiva sul lavoro “distaccato”.

L’appuntamento costituisce un primo banco di prova importante dell’agenda di Emmanuel Macron, il presidente francese eletto la scorsa primavera, per rifondare l’Europa e rendere più equo il trattamento dei lavoratori all’estero. Per dipendenti “distaccati” si intendono quei lavoratori impiegati in paesi stranieri rispetto a quello del proprio datore di lavoro che non hanno diritto alle prestazioni salariali e di sicurezza sociale del posto in cui lavorano.

Il capo di Stato francese ha fatto della modernizzazione della legge europea risalente al 1996, criticata perché favorisce il dumping sociale e lavorativo, una delle sue priorità in ambito di politica europea. I principali partiti di centro destra (come il PPE) e centro sinistra dei paesi occidentali sembrano d’accordo sulla necessità di riformare la legge. Il problema sarà convincere i rappresentanti dei PIGS e dei paesi dell’Est europeo.

La credibilità dello slogan di Macron “L’Europa che protegge” – scrive Le Monde – dipende fortemente dalla sua capacità di modificare la direttiva, che è stata creata prima che l’Ue si ampliasse e includesse i paesi dell’Est. Nonostante l’intensificarsi delle trattative tra le delegazioni nazionali nel fine settimana, un accordo non è per niente scontato.

L’ultima proposta è stata messa sul tavolo il 18 ottobre scorso dall’Estonia, che ha la presidenza temporanea di turno dell’UE. L’ultima speranza per la Francia e gli altri paesi che chiedono una riforma del codice è raggiungere nella riunione in Lussemburgo di queste ore una maggioranza qualificata degli Stati membri (ossia dei due terzi dei votanti)

Sono ancora diversi i punti di divisione tra le parti e una retribuzione più giusta (al momento ci si dve accontentare del minimo salariale del paese in cui si lavora) non è l’unico aspetto critico. Si discute tuttora, per esempio, sui contributi da versare per le prestazioni sociali (che a oggi restano quelli del paese d’origine e non del paese dove si lavora, idem per i vantaggi cui si beneficia) e sul periodo di distaccamento – lavoro temporaneo in un paese membro diverso da quello di origine – 12 o 24 mesi?

Oppure ci si interroga su quando dovrebbe entrare in vigore la nuova direttiva: due o cinque anni dopo che il testo è stato formalmente adottato e recepito? E ancora: bisogna introdurre delle modalità specifiche per il settore dei trasporti delle merci, un campo particolarmente sensibile agli effetti del dumping sociale? I quesiti a cui dare risposta restano numerosi e la Spagna giocherà un ruolo chiave.

Insieme a Irlanda, Malta, Portogallo, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, è Madrid che se dovesse cedere permetterebbe a Parigi di ottenere la maggioranza in parlamento. Le nazioni dell’Est chiedono che chi accumula fino a dieci giorni al mese sia esentato dalle condizioni di lavoro distaccato. Le richieste di Madrid sono meno esigenti (cinque).

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