La stagione degli utili porta a galla il vero nodo dell’economia Usa

14 agosto 2017, di Mariangela Tessa

L’amministrazione Trump allunga un’ombra sugli utili societari Usa. Come? La crescente incertezza sulle riforme, quella sul sistema fiscale prima di tutto – sottolineano molti analisti – sta alimentando un clima di incertezza tra le aziende, che citano la paralisi del nuovo governo tra le cause del raffreddamento degli investimenti.

I primi segnali di questa situazione sono già in parte visibili nella stagione delle trimestrali in chiusura in questi giorni. Diamo uno sguardo ai numeri. Se è vero che lo S&P 500 – si legge in un’analisi pubblicata su Market Watch – è pronto a lasciarsi alle spalle un trimestre, il secondo dell’anno fiscale in corso, con un utili in crescita del 10%; è altrettanto vero che dietro il dato aggregato c’e’ qualcosa che non fa ben sperare per il futuro.

La crescita degli utili – come si legge nell’articolo – è stata trainata dal settore petrolifero, che beneficia di un confronto favorevole rispetto al secondo trimestre dello scorso anno fiscale, ma anche dal comparto hi-tech, che gode dell’incremento della domanda di videogiochi, ma anche dal boom delle monete digitali.

Fini qui tutto bene. La notizia negativa è che l’unico settore con utili in calo è quello dei consumi discrezionali. Non succedeva dal terzo trimestre del 2014. In pratica il settore dell’economia americana attualmente in forte crisi per via della cannibalizzazione del mercato da parte di gruppi del commercio elettronico, del calibro di Amazon. Come se non bastasse, anche il comparto dei consumi primari spicca tra quelli che hanno mostrato una crescita annuale più debole con incremento del 3,5%.

Due elementi che non lasciano intravedere nulla di buono per un’economia, quella americana, che si regge sui consumi (rappresentano ben due terzi del Pil Usa). Ma non solo. La debolezza di questi due settori potrebbe lasciare il segno sulla Borsa, visto che complessivamente le aziende appartenenti a due comparti rappresentano il 20,7% dell’indice S&P 500 (fonte S&P Dow Jones Indices).

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