La sindrome di Maria Antonietta

1 marzo 2007, di Redazione Wall Street Italia

(9Colonne) – Roma, 1 mar – “La vicenda dell’ultima crisi politico-parlamentare si sarebbe dovuta seguire non solo sui media e con gli editoriali e le dietrologie e le interviste con cui gareggiano i grandi giornali sul mercato dei loro lettori, ma nei commenti della gente comune” scrive il costituzionalista Francesco Paolo Casavola in un editoriale sul Messaggero. “Malgrado si tema, e con ragione, che i cittadini si allontanino dalla politica, avvertendo la distanza, se non l’estraneità, dei loro problemi quotidiani dalla grande recita, anch’essa quotidiana, del contrasto tra gli attori della politica – scrive Casavola -, non si può non percepire in ogni occasione d’incontro in ogni luogo sociale l’attesa ansiosa di una via d’uscita. Quasi che la vita del Paese sia come bloccata da un segnale di stop, mentre tutti vogliono e chiedono di ripartire. Ecco, questo è lo stato d’animo più diffuso, che dura ormai da troppo tempo, dall’indomani delle ultime elezioni per la corrente quindicesima legislatura repubblicana”. I cittadini, prosegue il costituzionalista, “avvertono l’incertezza del futuro prossimo delle proprie esistenze e più ancora di quelle dei propri figli, se le condizioni generali dell’economia non sosterranno retribuzioni, pensioni, occupazione, corrispondenti a quel diritto ad una vita dignitosa, quale è richiesta dalla Costituzione”. E aggiunge: “Si ascoltino non soltanto gli uffici studi, i consulenti di rango, i clienti dei leader, i poteri finanziari, le grandi imprese, ma anche le manifestazioni spontanee, i girotondi, che sono anch’essi voci di cittadini, forme di democrazia, come ci ha ricordato di recente il Presidente della Repubblica. Altrimenti replicheremmo la parte di Maria Antonietta, che solcando con la carrozza la folla affamata consigliava con sovrana distanza; se non hanno pane, mangino brioches”.

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