LA SEC METTE IN GUARDIA DAI RISCHI DEGLI IPO

12 dicembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Dopo le recenti performance di alcune matricole sul mercato Usa, tra cui FreeMarkets, che venerdi’ ha debuttato con un rialzo del 483% e una capitalizzazione di 18.000 miliardi di lire (vedere articolo in Eye-Popping!) gli investitori americani sembrano essere trascinati a milioni nel vortice della speculazione di borsa.

Il fenomeno ha caratteristiche tali da aver messo in allarme le autorita’ di sorveglianza del mercato finanziario negli Stati Uniti. La Federal Reserve e’ seriamente preoccupata per il rialzo eccessivo dei prezzi in borsa, ma non puo’ farne farne una priorita’, delle sue decisioni, per due motivi: 1) non fa parte dei compiti della banca centrale cercare di regolamentare il mercato azionario; 2) il governatore Alan Greenspan, soprattutto, ha gia’ fatto una figuraccia storica e non vuole ripetere il bis, dopo aver lanciato l’allarme sull’irrazionale esuberanza del mercato tre anni fa: il Dow Jones era a quota 6.000 e nel frattempo e’ praticamente raddoppiato.

Gli investitori dovrebbero quindi adesso (ma non lo faranno) tenere in considerazione i recenti avvertimenti di Arthur Levitt, potente presidente della Sec, Securities and Exchange Commission, l’ente federale di vigilanza della borsa e del mercato finanziario.

Durante un convegno tenutosi giovedi’ 9 dicembre alla Columbia University di New York, Levitt ha affermato che uno dei piu’ grandi rischi finanziari di questo fine millennio e’ rappresentato proprio dagli Ipo (Initial public offering, corrispondenti alle nostre OPV, offerte pubbliche di vendita).

L’ironia ha voluto che mentre Levitt teneva la sua lezione di finanza ad un folto pubblico di investitori e di studenti aspiranti trader, poco lontano, nella punta sud di Manhattan dove si trova Wall Street, debuttava in borsa VA Linux (vedere LNUX, quotazioni interattive, con relativo articolo in Ricerca Archivio), che come Ipo era esattamente l’esempio che Levitt biasimava: il titolo saliva del 1.000% nei primi minuti di quotazione, per chiudere con un rialzo del 700% rispetto al prezzo di collocamento.

Al convegno, comunque, un punto sul quale Levitt ha insistito in modo particolare e’ il fatto che molti investitori, non conoscendo la complessita’ di un prodotto cosi’ volatile come un Ipo, agiscono solo spinti dall’istinto. Il capo della Sec ha sottolineato poi che molte societa’ vengno collocate sul mercato ma che i prezzi possono subire forti oscillazioni, salendo alle stelle magari all’inizio, ma poi tornando a valutazioni piu’ normali nel giro di qualche settimana (pochi sanno che i titoli, se qualcuno riesce ad averli, non possono essere ceduti per sei mesi). Comunque sia, molti piccoli investitori non hanno la giusta esperienza per sapere esattamente quando cedere le azioni e, di conseguenza, uscire dal gioco.

Il problema maggiore e’ che la stragrande maggioranza degli investitori – ha detto Levitt – conta sull’azione di controllo della Commissione di Vigilanza senza tener conto del fatto, pero’, che questa non puo’ eliminare i rischi insiti nell’investimento azionario, ne’ puo’ proteggere gli investitori dai loro stessi errori.

Presente al tavolo dei relatori alla Columbia University, il senatore democratico dello Stato di New York Charles Schumer ha concordato con Levitt sul clamoroso fenomeno degli Ipo che sta coinvolgendo il pubblico americano. Schumer ha messo in evidenza che, da tre anni a questa parte, un gran numero di persone, quasi la meta’ dei cittadini americani, si sono avvicinate a Wall Street investendo per la prima volta i loro risparmi. E’ certamente un fattore positivo ma indica anche che milioni di investitori sono soltanto dei novizi, con nessuna esperienza sulle insidie del mercato. La sostanza e’ che abituarsi a vedere i propri titoli salire del 500 o del 700% potrebbe creare qualche illusione di troppo, il cui effetto boomerang, poi, sarebbe devastante.

Con quella sua aria un po’ da guru saggio, un po’ da patriarca di famiglia, il sessantottenne Levitt ha comunque insistito parecchio sui pericoli legati all’inesperienza. Spesso – ha affermato – l’investitore medio rimane per esempio all’oscuro dei giochi con cui gli investitori istituzionali, vendendo o comprando grandi quantitativi di un singolo titolo, riescono ad influenzarne il prezzo. Senza parlar della raffica quotidiana di rating, dei ”target price” e delle ”raccomandazioni” con cui gli analisti delle grandi banche d’affari promuovono o bocciano un titolo, provocando sostanziali rialzi e ribassi dei corsi.

Il pericolo quindi puo’ essere grande – ha detto nel suo discors alla Columbia il chairman della Securities and Exchange Commission – per cui bisogna tenere gli occhi aperti, ed essere molto cauti. Secondo Levitt il problema a volte e’ rappresentato anche dai media, che enfatizzano gli enormi guadagni che possono essere realizzati investendo in borsa (del resto anche noi di WSI come avremmmo potuto evitare di non scrivere nulla sui casi Va Linux e FreeMarkets?), spingendo cosi’ molti risparmiatori ad agire immediatamente; cosi’, seduti davanti a un computer, milioni di individui investono i propri risparmi utilizzando un broker online e sentendosi immediatamente dei Soros.

Tuttavia anche se nessuno di loro ha l’esperienza, la conoscenza e le risorse di un vero investitore di professione, Levitt dovrebbe capire che c’e’ sempre tempo per crescere, farsi le ossa, imparare anche dagli errori, per poi alla fine prosperare.

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