La Grecia nelle braccia del Dragone

20 giugno 2017, di Daniele Chicca

Molti si ricorderanno che all’apice della crisi del debito sovrano della Grecia un paio di anni fa, quando Atene rischiava seriamente di fare default ed essere cacciata dall’area euro, il governo Tsipras si avvicinò diplomaticamente ed economicamente alla Russia, stringendo accordi commerciali con il presidente Vladimir Putin. La Russia allora diede la sua disponibilità a fornire aiuti finanziari alla Grecia.

Era un modo di trovare fonti alternative di guadagno e mostrare alla troika dei creditori (Fmi, Commissione Ue e Bce) che la Grecia avrebbe trovato un modo di sostentare da sola e ottenere aiuti da parti terze. Facendo un salto in avanti ai giorni nostri, ritroviamo un esecutivo che non ha paura di distanziarsi dall’Europa che lo semi ripudia e cercare un contatto con un’altra grande potenza mondiale: la Cina.

Mentre Pechino fa acquisti in Grecia, il governo Tsipras prende le difese della Cina davanti alla sede delle Nazioni Unita. Atene ha infatti bloccato una mozione dell’Unione Europea di critica nei confronti della situazione sui diritti umani in Cina, esortando a evitare di politicizzare la questione. Una posizione identica a quella del governo di Pechino.

“Esprimiamo apprezzamento per il Paese dell’Unione Europea per avere mantenuto la posizione corretta”, ha dichiarato oggi il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Geng Shuang, senza citare direttamente la Grecia. “Ci opponiamo alla politicizzazione dei diritti umani e all’uso delle questioni dei diritti umani per interferire negli affari interni di altri Paesi”.

Il tutto mentre la Cina investe, non solo nei porti, ma anche in altri business come l’energia e l’immobiliare. Costo, colosso cinese specializzato nel settore della logistica e delle spedizioni, ha ottenuto di recente dal governo ellenico una concessione della durata di 30 anni nell’hub portuale strategico del Pireo, che come riporta Affari Italiani “ha sestuplicato il volume di container transitati nel giro di pochi anni”. Pechino ha inoltre già puntato la municipalizzata greca che fornisce energia elettrica alla capitale.

Tutti questi scambi di favori e accordi commerciali sono la naturale conseguenza dell’austerity imposta dai creditori della troika per salvare un paese con un debito pubblico tuttora insostenibile. Lo stesso Fmi ha detto che parteciperà a nuovi accordi solo se verrà scadenzato e ristrutturato. Questa ostinazione a volere salvare un paese con metodi che hanno già dimostrato di non funzionare, se non forse su un orizzonte temporale molto lungo, sta spingendo la Grecia nelle braccia del Dragone e di altre potenze mondiali. Una di queste è la Russia, che da parte sua fa di tutto per allargare il più possibile la sua zona di influenza e contenere le ambizioni espansionistiche della Nato.

Se la Grecia si rivolgesse a Mosca e stringesse nuovi accordi politici, per Usa ed Europa sarebbero guai. Atene dovrà comunque rispettare gli accordi presi con il patto atlantico, ma potrebbe stringere singole intese economiche che valgono un bel po’ di soldi. Gli interessi comuni ci sono: il gasdotto Turkish Stream, per esempio, passa attraverso il territorio greco. Un’ingerenza russa in uno dei paesi dell’Europa unita non sarebbe vista bene dalle autorità a Bruxelles e nemmeno dagli Stati Uniti.

Come hanno dimostrato anche gli endorsement quasi plateali a Marine Le Pen in Francia e a Lega Nord e MoVimento 5 Stelle in Italia, il Cremlino vorrebbe vedere la fine dell’Ue. Quale miglior alleato in Eurozona se non il paese che rischia seriamente, nonostante gli ultimi accordi che hanno sbloccato una nuova tranche di aiuti, di passare alla storia come il primo a uscire dal blocco della moneta unica?

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