LA CASALINGA DEL WISCONSIN NON COMPRA PIU’

9 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – Il 2008 sarà l´anno del decoupling, l´anno del disaccoppiamento, dello scollamento. In una parola, cambierà il mondo. E sarà interessante vedere come reagiranno i soggetti interessati. Dal punto di vista economico ci sarà una vera e autentica rivoluzione. Bisognerà poi vedere se questo terremoto si trasferirà anche nella politica e nella cultura.
Ma che cosa accadrà esattamente? Succederà che l´America cesserà di essere il centro del mondo. In termini ancora più chiari e netti, si può dire che gli Stati Uniti si fermeranno mentre il resto del mondo proseguirà per la sua strada, come se a fermarsi fosse stata l´Albania e non l´economia più forte del pianeta.

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Negli ultimi sei-sette anni l´economia mondiale ha avuto un centro sicuro: quella americana. O, ancora meglio, il consumatore americano. Tutto (o quasi) dipendeva dagli umori del venditore di auto di Austin o da quelli delle casalinghe del Wisconsin. Se loro erano ottimisti, se continuavano a comperare (nonostante i su e giù della congiuntura), allora l´economia americana cresceva forte e si tirava dietro il resto del mondo.
Non per niente i vari indici sulla fiducia dei consumatori americani (ma anche quelli delle vendite natalizie) sono stati i più studiati negli ultimi anni. Quello era il centro riconosciuto della congiuntura mondiale e a quello si guardava per capire come sarebbero andate le cose.


E il consumatore americano, il venditore di auto di Austin e le casalinghe del Wisconsin, hanno avuto un comportamento che si può definire eroico. Hanno continuato a comperare e a essere ottimisti anche nei momenti più difficili, probabilmente anche grazie a un´amministrazione che ha fatto di tutto per spargere fiducia nell´avvenire.


Adesso, però, il consumatore americano comincia a mostrare il fiato grosso. Messo alle corde dalla crisi dei prestiti subprime, non è più tanto ottimista. E si è fatto guardingo, molto più prudente. In un certo senso ha capito che la stagione (vera o falsa che fosse) delle vacche grasse è finita anche per lui.
E l´economia americana, quindi, rallenta. E non di poco. Rispetto al quasi 3 per cento di crescita messo a segno nel 2007, nel 2008, cioè l´anno prossimo, non arriverà nemmeno all´1,5 per cento (crescerà meno persino della vecchia e asmatica Europa).

Non solo. E´ possibile che nel 2009 la storia si ripeta, e cioè che l´America cresca molto poco. Come è possibile che nel 2008 ci sia una recessione. Magari non durissima, ma reale.
Una volta, un evento del genere (una recessione negli Stati Uniti o comunque un fortissimo rallentamento) sarebbe stato una tragedia per il resto del mondo. Nel 2008, invece, questo non dovrebbe accadere, almeno secondo le analisi di moltissimi economisti. E non accadrà perché ci sarà, appunto, i decoupling, il disaccoppiamento, fra l´economia americana e quella del resto del mondo. Infatti si prevede che, di fronte a una crollo dal 3 all´1,4 per cento della crescita degli Stati Uniti, il Pil mondiale scenda dal 6 per cento attuale al 5,6 dell´anno prossimo.

Quasi niente. Il decoupling è questo: l´economia americana viene scollegata, disaccoppiata, da quella che le sta intorno. Dietro il decoupling c´è un cambiamento profondo. Ormai nel mondo sono cresciute altre economie, ci sono altri «motori», e quello americano non è più fondamentale. Se si inceppa, come accadrà nel 2008, l´economia mondiale sentirà una scossa, ma niente di più. Ci sono altri «motori» (in particolare Asia e Est Europa) che sono in grado di far girare la grande macchina globale degli affari e della produzione.
Questo significa che oggi il mondo è in condizioni di procedere lungo la sua strada da solo, senza bisogno di un tutore (a volte anche troppo esigente) come gli Stati Uniti.

Se il 2008 confermerà tutto questo, e se il 2009 offrirà una seconda verifica, allora potrebbero davvero cambiare molte cose. Nel senso che la «centralità» americana, almeno sul piano economico, sarà quasi finita e nel senso che anche il dollaro verrà sospinto un po´ ai margini.
In termini più vicini a noi, questi eventi aprono una stagione di potenziali grandi possibilità per l´Europa, che oggi è, dopo gli Stati Uniti, l´economia più matura e più strutturata del pianeta. Un´economia che potrebbe offrire al resto del mondo i suoi servizi sofisticati nel campo della finanza, dell´organizzazione aziendale, della tecnologia.

Purtroppo, non sembra che l´Europa abbia capito quello che sta accadendo e continua lungo la sua strada un po´ mesta. Non riesce a liberarsi dei suoi monopoli e delle sue molte posizioni di rendita. E quindi ha una crescita modesta e, soprattutto, non riesce a essere un polo di attrazione per i nuovi «motori» del mondo. L´Europa, insomma, continua a muoversi come se nel mondo non fosse successo niente, e questo proprio quando invece sta succedendo tutto.

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