L’ EUROCRAZIA MONETARIA

15 novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Davanti al Parlamento europeo, il presidente francese ha sostenuto che tutte le decisioni debbono sottostare al principio democratico, che non ci sono zone franche nelle quali i tecnocrati possano compiere scelte che non è consentito criticare e vagliare. L’attacco era sostanzialmente diretto alla Banca centrale europea, che non assicura una politica monetaria in grado di sostenere le politiche economiche e lo spazio nei mercati internazionali dei paesi europei, a differenza di quello che fanno altri importanti paesi, dall’America alla Cina.

In effetti i banchieri di Francoforte sono prodighi di consigli agli altri, l’America dovrebbe aiutare il dollaro, la Cina dovrebbe lasciar rafforzare la sua divisa, perché questo gioverebbe, secondo loro, all’equilibrio finanziario mondiale. Hanno anche astrattamente alcune ragioni, ma è come se un giocatore, invece di contrastare le mosse dei rivali con le proprie, volesse imporre loro di occuparsi non dei propri interessi ma di quelli altrui, naturalmente definiti come “generali”. Resta il dato di fatto che la Fed e la Banca nazionale della Cina come quella giapponese agiscono secondo le loro filosofie monetarie ed economiche, a volte in difesa attiva delle loro economie. Naturalmente chi agisce può sbagliare, ma non è affatto vero che chi non fa nulla, o quasi, come la Bce, non sbaglia mai.

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Da anni la Bce si occupa di contrastare un’inflazione che non c’è, mentre non adotta misure in una situazione che vede la moneta europea scalare ogni giorno un nuovo record nei confronti del dollaro (e quindi dello yen che al dollaro è legato da un rapporto forzoso deciso dal governo di Pechino). Se non c’è una protezione monetaria, avverte Sarkozy, sarà indispensabile passare a forme di difesa daziaria, se si vuole evitare che la popolazione, preoccupata degli effetti di una globalizzazione non governata, chieda il ritorno al protezionismo. Naturalmente tutti i soliti soloni accusano Sarkozy di abbandonare i principi della libertà di mercato, come se in un mercato libero non fosse necessaria una politica monetaria oculata.

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