L’ALLARME SUONERA’ CON TASSI
SOPRA IL 5%

27 febbraio 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Sorpresa. L’economia cresce più del previsto. Nelle ultime settimane i mercati finanziari si sono trovati davanti a un dato «macro» importante. Ma ne vedremo gli effetti sui mercati finanziari? Peter Oppenheimer , strategist europeo di Goldman Sachs , da tempo studia l’impatto delle sorprese positive e negative sui mercati. Nell’ultimo lavoro – uscito proprio a ridosso della grande riconversione delle statistiche sulla tenuta della ripresa negli Stati Uniti e in Europa – mette in fila numeri e idee per dimostrare che, se possibile, è meglio comprare azioni in un mercato pessimista (Niny) piuttosto che in uno ottimista (Nipy).

Che cosa significa? Un mercato «Niny», cioè news interpreted negative ly, tende a vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto, cioè a innervosirsi di fronte a qualsiasi tipo di colpo di scena, indipendentemente dal segno.
Ebbene, conclude l’analisi, da giugno 2006 ad oggi ci sono state ben poche «sorprese» e quindi il mercato si è abituato a ragionare sulle storie delle singole società, senza badare molto ai fattori macro.

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Adesso l’attenzione allo stato di salute dell’economia in generale è ben più alto e il mercato ha cominciato a diventare più «permaloso».
In teoria, dunque, la Borsa sta ridiventando «Niny» e quindi interessante perché le statistiche dicono che le performance successive sono migliori di quelle realizzate da chi compra in un mercato che prende tutto con troppa filosofia (Nipy, ovvero News interpreted positively).

Lo studio di Goldman Sachs ha poi analizzato la relazione che esiste tra il movimento dei tassi di interesse e quello dei listini azionari dal 1990 in poi. Cioè dall’epoca in cui il Vecchio Continente si è preparato per la moneta unica abbassando e facendo convergere i tassi di tutti i paesi che aderivano al progetto.
Ebbene, dicono i numeri, il «su e giù» del costo del denaro nel mondo che gira comunque a tassi bassi, trascina le azioni in un senso o nell’altro tenendo come riferimento la soglia critica del 5%.

In pratica se i tassi salgono da livelli molto bassi verso il 5% le Borse sono contente perché sentono odor di ripresa. E quindi, come è successo proprio negli ultimi mesi, la risalita del costo del denaro – in genere associata a mal di pancia per i listini – viene interpretata come una buona notizia. Perché l’economia cresce e la ripresa tiene senza risvegliare con sufficiente patos la paura dell’inflazione.
I tassi calanti nel triennio 2000-2003, invece, non furono affatto percepiti come un buon augurio dalla Borsa, che proprio in quei tre anni ha vissuto un periodo di grandi ribassi.
Tutto crollava perché, giustamente, i tassi sempre più asfittici rivelavano le corde di un’economia al capolinea e ancora lontana dalla rimessa in moto. Che in Europa è cominciata, appunto, solo un paio di anni fa.

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