King (ex Boe): “senza unione fiscale euro insostenibile”

16 marzo 2017, di Alberto Battaglia

Il vero rischio per l’Europa non è la Brexit, ma la tenuta dell’euro: a dirlo è l’ex governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King, il quale ha dichiarato, in un’intervista al Corriere, di immaginare “molto facilmente” la fine dell’Eurozona. La ragione di fondo resta sempre quella: “L’unione monetaria è stata prematura senza l’unione fiscale, un terribile errore. Molti sostengono che sarà una crisi profonda a forzare l’unione fiscale”. A opporsi all’unione fiscale, com’è noto sono i Paesi del Nord, come Germania, Austria e Olanda, che avrebbero da perdere sotto forma di trasferimenti netti a favore dei Paesi del Sud “il 5% del Pil indefinitivamente”, ha dichiarato King.
Sarebbe, però, “necessario per permettere ai Paesi del Sud di conservare la piena occupazione”, nel club King inserisce anche Francia e Italia “oltre a Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro, cioè gli Stati che hanno perso la loro competitività”.

 

Mentre i politici tedeschi continuano a opporsi allo scenario costoso di un’unione fiscale, il presidente della Bce, Mario Draghi deve fare i conti con esigenze di politica monetaria divergenti fra centro e periferia d’Europa: “la Germania ha bisogno di tassi di interesse e un cambio euro/dollaro più alti, mentre a Francia e Italia servono tassi e cambio più bassi. Ma questo è incompatibile con l’unione monetaria”.

 

Il completamento dell’Eurozona è ancora possibile? “Il problema è che non si può creare un’unione senza un sufficiente sostegno democratico legittimo”: insomma, è un avvenimento che non può essere imposto per decreto, men che meno al Paese più popoloso e influente d’Europa. Un anno fa King aveva dichiarato a Cnbc che, per salvare l’euro, la Germania avrebbe dovuto uscirne.

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