Khashoggi, sauditi boicottano Amazon: è guerra mediatica

5 novembre 2018, di Alessandra Caparello

Boicottiamo Amazon è stato l’hashtag di tendenza su Twitter in Arabia Saudita per diverse ore domenica, mentre gli utenti facevano circolare immagini che mostravano la cancellazione dell’app per smartphone Amazon.

I sauditi mostrano così tutta la loro rabbia in merito al caso di Jamal Khashoggi, editorialista del Washington Post, negli ultimi tempi una voce critica nei confronti del principe ereditario Mohammed bin Salman. scomparso dopo essere entrato il 2 ottobre scorso nel consolato di Riad a Istanbul.

Il presidente turco Erdogan in un editoriale sul Washington Post per lappunto ha ribadito la volontà del suo governo di andare fino in fondo alle indagini nella convinzione che i mandanti siano in cima all’establishment saudita:

“Sappiamo che l’ordine è arrivato dai più alti livelli del governo saudita. Mentre continuiamo a cercare risposte, vorrei sottolineare che la Turchia e l’Arabia Saudita godono di relazioni amichevoli. Non credo per un secondo che il re Salman, il custode delle sacre moschee, abbia ordinato l’uccisione di Khashoggi

Molti cittadini sauditi hanno sentito che il loro paese è sotto attacco per questo hanno iniziato a divulgare la volontà di boicottare Amazon, perché di proprietà di Jeff Bezos che nel 2013 rilevò lo storico quotidiano Usa. Hanno anche chiesto il boicottaggio della sussidiaria regionale Souq.com, acquisita da Amazon lo scorso anno. Né Amazon né The Washington Post sono stati immediatamente disponibili per un commento.

“È diventato chiaro sotto i nostri occhi che questa è una guerra mediatica organizzata (…) se incidiamo anche su una parte dei loro affari, siamo soddisfatti”.

Così a Bloomberg Bandar Otyf, un giornalista saudita con oltre 100.000 follower su Twitter, tra quelli che chiedono il boicottaggio. Pochi però in Arabia Saudita usano Amazon direttamente, mentre Souq.com è popolare. Tuttavia alcuni tweet sul boicottaggio sembrano essere automatizzati o copiati e incollati tanto che uno stesso tweet è stato ripetuto otto volte su diversi account con i medesimi errori di ortografia.

 

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