JULIAN ROBERTSON, MANAGER IN CRISI

17 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Julian Robertson e’ il Re degli hedge funds ”numero due”, dopo l’universalmente famoso George Soros. Molto alto, 67 anni ben portati, tipico accento del sud degli Stati Uniti, Robertson gestisce Tiger Management da un grattacielo dell’East Side di Manhattan, a New York. Per anni si e’ circondato di analisti e trader tra i migliori nel settore. Tutti pagati profumatamente, visto che il suo hedge fund lo scorso agosto aveva raggiunto un patrimonio record di 22 miliardi di dollari, 40.000 miliardi di lire. Alla fine di ottobre, come ogni anno, Robertson invitera’ i propri facoltosi clienti all’abituale cena danzante in smoking nella sala del Tempio di Dendur, al Metropolitan Museum of Art.
Ma c’e’ una piccola differenza rispetto ai gala passati. Quest’anno chi ha investito con Tiger Fund ha perso un mucchio di soldi, invece di guadagnare 20, 30 e anche 50% all’anno. La crisi nel secondo hedge fund piu’ grande del mondo, dopo il Quantum di Soros, e’ infatti da allarme rosso: per un’ondata inarrestabile di riscatti il patrimonio e’ calato in poche settimane dai 22 miliardi di dollari di agosto a circa 8 miliardi attualmente. Due terzi degli assets evaporati, andati in fumo. La tempesta e’ cosi’ forte che molti collaboratori hanno preferito abbandonare la nave, molti altri sono stati licenziati in tronco, e adesso meta’ dello staff e’ composto da facce nuove. In sostanza Tiger Fund quest’anno e’ in calo del 23%: una percentuale da far rabbrividire, nell’iper-riservato mondo degli hedge funds. Al party del Metropolitan Julian Robertson prendera’ il microfono e dovra’ dire in modo chiaro ai sottosrittori qual e’ la sua strategia per riportare il fondo sul binario giusto, recuperando possibilmente le perdite. Tra le novita’, verra’ nominato un manipolo di 12 senior analysts a cui il gestore deleghera’ la scelta delle azioni su cui investire (la tecnica di e’ long/short, cioe’ vengono acquistati per essere tenuti i 100 migliori, e vengono giocati al ribasso i 100 peggiori); inoltre Tiger ridurra’ il leverage, cioe’ il livello di indebitamento per effettuare il trading: da 2,8 a 1,4 volte. Infine, sara’ posto un limite alla possibilita’ di riscatto da parte dei sottoscrittori di quote.
Circa gli investitori di Tiger, alcuni temono che Robertson si vada a cacciare in altri guai e rischi, poiche’ deleghera’ il potere a vassalli e valvassori. Molti avevano investito in Tiger perche’ era un fondo ”autoritario”, gestito dal boss, e proprio per questo i risultati erano stati ragguardevoli: un rialzo medio del 39% annuo dal 1980, quando il fondo fu lanciato, al 1997 (solo due anni sono stati negativi: 1987 e 1994). Invece quando il capo andra’ in pensione, e’ il piano, non ci sara’ un delfino a mandare avanti la baracca; il portafoglio sara’ molto probabilmente diviso in 12 pacchetti separati, tanti quanti saranno gli analisti senior.
Certo, il momento e’ delicato. Ma se molti sottoscrittori sono fuggiti, alcuni restano fedeli a Tiger, anche dopo aver ricevuto una lettera firmata dallo stesso Robertson intitolata: ”Questi risultati fanno schifo”. Lui, in realta’, di momenti brutti ne ha gia’ visti altri in passato. E se l’e’ sempre cavata. Nel 1994 Tiger ando’ sotto del 9%, e l’anno successivo mise a segno un magro +17%, cioe’ la meta’ della performance media annuale. Ma nei due anni seguenti il cavallo ricomincio’ a bere: il fondo e’ salito in due riprese prima del 38 e poi del 69%. Subito dopo il denaro che era fuggito e’ rientrato, e nel 1997 Tiger ha messo a segno uno spettacolare +115%.
Ma cosa e’ successo nel 1999 per provocare performance cosi’ brutte? In realta’, poiche’ si tratta di un hedge fund che usa la tecnica dello stock picking, Tiger quest’anno va male semplicemente perche’ ha scelto i titoli sbagliati. La posizione maggiore, la compagnia aerea U.S. Airways (di cui Robertson possiede il 22%) da gennaio e’ calata a Wall Street del 39%. E la banca Federal Mogul, di cui il fondo controlla il 12% e’ giu’ nel ’99 del 51%. E Waste Management, decima posizione in portafoglio, e’ crollata del 61%. Per impedire un ulteriore calo del patrimonio, Robertson proporra’ che i riscatti non siano piu’ consentiti su base quadrimestrale ma, a cominciare dal prossimo marzo, due volte l’anno. Col nuovo piano insomma, non piu’ di un quarto del patrimonio sara’ a rischio di fuga. Cio’ dovrebbe creare piu’ stabilita’ nell’ hedge fund anche quando Robertson andra’ in pensione, per giocare a golf nella sua North Carolina.

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