Italia sfida mercati: ottobre di fuoco tra aste Btp e agenzie di rating

11 ottobre 2018, di Daniele Chicca

Si preannuncia un mese molto caldo sul mercato primario e non solo su quello secondario, dove lo Spread tra Btp e Bund si è allargato su livelli preoccupanti e il Btp decennale ha raggiunto i massimi dai tempi della crisi istituzionale di fine maggio. In condizioni di mercato deterioratesi rispetto alle ultime emissioni, il Tesoro italiano è chiamato a una carrellata di banchi di prova chiave in ottobre.

Un assaggio del tipo di test che si troverà a fronteggiare il governo lo si è avuto in giornata, quando sono stati collocati 6,5 miliardi di euro di Btp con quattro differenti tipi di scadenza: complici le tensioni sui piani di bilancio del governo e sull’imminente giudizio delle agenzie di rating sulla qualità e sostenibilità del debito pubblico dell’Italia, il titolo a tre anni ha visto rendimenti medi più che raddoppiati.

È salito anche il costo che il Tesoro ha dovuto sborsare per le altre scadenze a più lungo raggio. Più avanti sarà la volta dei Ctz. La data prevista dell’asta è il 26 ottobre, in concomitanza con il verdetto di Standard & Poor’s. Il secondo appuntamento critico è con una nuova emissione di titolii a medio e lungo termine, negli stessi giorni in cui dovrebbe arrivare il giudizio di un’altra agenzia di rating, Moody’s.

Da parte sua Fitch ha già lanciato un monito all’Italia sui conti pubblici in seguito alla pubblicazione della nota di aggiornamento del Def. Per l’agenzia di rating americana, i dettagli sulla manovra decideranno le sorti del rating dell’Italia, fermo due gradini sopra il livello di junk, spazzatura. Secondo l’agenzia gli obiettivi ambiziosi sul deficit mettono in serio pericolo le finanze pubbliche.

Un taglio del rating è da dare quasi per scontato per molti analisti e commentatori di mercato e persino per il presidente della Commissione Finanze del Senato Alberto Bagnai. Secondo il senatore della Lega i Btp sono da ritenere al sicuro ma un declassamento della qualità creditizia è probabile.

Btp: vera partita si gioca su scadenze medio-lunghe

Ma la partita degli interessi e del debito si gioca sulle scadenze di medio e lungo termine, dove gli investitori stranieri avranno più da dire. È lì che si vedrà quanta fiducia il mercato ripone nelle politiche espansive fiscali presente nella nota di aggiornamento al Def e nella sostenibilità finanziaria del programma di governo.

Secondo le stime di Unicredit, in tutto il Tesoro – il cui direttore generale è Alessandro Rivera, fortemente voluto dal ministro Giovanni Tria – metterà sul mercato 35 miliardi da qui a fine anno, e 260 miliardi nel 2019, 25 miliardi in più rispetto a quest’anno a causa dell’obiettivo di deficit alzato al 2,4%. Il governo può puntare sui risparmi delle famiglie per compensare gli investitori esteri che ora si fidano di meno: non si esclude entro il 2018 un nuovo Btp Italia.

Ma come osserva Il Sole 24 Ore, “le famiglie hanno una quota di appena il 5%, alzarla dall’oggi al domani è impossibile”. Il ministero dell’Economia ha disponibilità liquide per 65 miliardi di euro, quindi non bisogna farsi prendere da allarmismi esagerati. Tuttavia, concretamente ci sono motivi di preoccupazione.

Se da un lato il fatto che le famiglie italiane investano controvoglia o per nulla ha un’incidenza limitata, deve preoccupare il venire meno di un compratore netto fondamentale come le banche: dopo aver fatto il pieno di debito pubblico da gennaio a questa parte, gli istituti di credito hanno ridotto il loro portafoglio di Btp ad agosto a 364 miliardi da 373 di luglio. Anche per ridurre l’intreccio pericoloso tra sistema bancario e debito sovrano che era stato uno dei fattori dietro al panico scatenato dall’ultima crisi europea.

Va poi tenuto conto del fatto che il compratore assiduo di Btp, la Bceda gennaio chiuderà i rubinetti. Prima di mettere in soffitta il bazooka monetario, nell’ultimo trimestre del 2018, stando ai calcoli di Goldman Sachs, Mario Draghi acquisterà al massimo 5,5 miliardi di titoli italiani.

Pur potendo reinvestire una parte dei ricavi ottenuti con il riscatto dei Bond giunti a scadenza, l’Operation Twist della Bce dovrebbe aggirarsi intorno ai 3-3,5 miliardi al mese, una somma che impallidisce in confronto al fabbisogno dell’Italia di circa 20 miliardi di euro. Non potendo più contare sulla Bce e sulle banche, l’Italia sarà sempre più dipendente dalle scelte degli investitori stranieri.

 

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