Italia, Portas (PD): “Anche senza l’euro la corruzione rimane”

21 aprile 2017, di Daniele Chicca

All’esponente di Forza Italia Lara Comi, che proponeva durante la trasmissione Coffee Break su La7 un diverso tasso di cambio con l’euro, ma anziché con una svalutazione della moneta, un suo rafforzamento, ipotizzando un cambio intorno a 1.200 lire anziché le 1.936 proposte all’introduzione della moneta unica, Giacomo Portas, deputato del PD al governo, ha risposto cambiando discorso, facendo capire che il problema non è la moneta unica sebbene questa abbia svantaggiato l’economia italiana.

“Anche senza l’euro il problema della corruzione italiana è un fatto oggettivo. Se avessimo la lira non è che l’Italia starebbe meglio”.

Comi sostiene di non volere il ritorno alla lira, ma che andrebbe invece rinegoziato il tasso di cambio senza promuovere un’uscita a piedi pari dall’euro: “l’euro va cambiato perché quando siamo entrati lo abbiamo fatto con il cambio a 1.936 lire per euro, e questo non va bene, dobbiamo rinegoziare il cambi, lo dobbiamo portare a 1.200 lire per euro massimo 1.500. Io farei 1.000 lire per avere cosi la parità col Marco, ma 1.200 possono andare”.

Che qualcosa non andasse nei suoi calcoli – probabilmente Comi ragionava come se fossimo rimasti nel 1999-2000 – se n’è accorto immediatamente l’altro ospite della trasmissione, l’ex PD dell’ala bersaniana Alfredo D’Attorre, che ha ribattuto con un lapidario “voi siete folli”.

“Già a 1.936 lire per euro abbiamo la moneta forte che non ci permette di esportare quanto potremmo e agevola invece la Germania, a 1.200 aggraveremmo ancora di più  gli squilibri macroeconomici italiani a favore della Germania ”. Concretamente vorrebbe dire rivalutare la moneta italiana del 38%.

Comi si è difesa dicendo: “amico D’Attorre, corresponsabile del danno dei governi italiani alla nostra economia. Io so quello che dico, sono laureata in economia e, dopo la laurea, ho fatto studi monetari, quindi quando ti dico che tu sbagli e di brutto so quello che dico”.

In precedenza Comi aveva inoltre osservato che il potenziale aumento dell’Iva ventilato dal governo porterebbe a un incremento dell’evasione fiscale in un paese che in effetti ha questa tendenza come l’Italia.

Oggi il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan ha ribadito la posizione del governo Gentiloni: l’uscita dell’Italia dall’euro è “senza senso”, anche perché a soffrirne sarebbero i più poveri che vedrebbero i propri risparmi depauperati dalla svalutazione massiccia della nuova moneta.

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