ITALIA, IL PEGGIOR SISTEMA FISCALE DEL MONDO

12 novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Nel Belpaese, il regime fiscale peggiore al mondo. E nella speciale classifica sulla competitività l’Italia si piazza al 41esimo posto al mondo, superata da Ungheria, Polonia e Lituania. Al primo posto nella classifica si piazza Singapore seguita dalla Danimarca, dalla Finlandia, dagli Stati Uniti e dal Canada. Arranca, dunque, il sistema Italia. A rilevarlo è una ricerca dell’Economist, presentata, a Roma, da Business International in occasione della XVIII edizione della tavola rotonda tra imprese e mondo politico italiano dedicata, quest’anno, ai temi del risanamento, della competitività, dello sviluppo ed equità per lo sviluppo economico del nostro Paese.

La ricerca dell’Economist valuta, a livello globale e regionale, la competitività di un Paese e il suo business environment all’interno del contesto internazionale in cui opera, assegnando, attraverso un indice sintetico generale, un valore compreso tra 1 (pessimo business environment) e 10 (ottimo business environment). Due gli archi temporali considerati dallo studio: uno «storico» (2003-2007) e uno «previsionale» per i cinque anni successivi (2008-2013).

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E così, a livello mondiale, l’Italia passa dal 6,58 negli anni 2003-2007 al 7,01 per il quinquennio previsionale, registrando un modestissimo miglioramento, dal quarantunesimo al quarantesimo posto. Risultati non lusinghieri anche a livello regionale, dove il Belpaese mantiene la sedicesima posizione, rimanendo nella parte inferiore della classifica, al terzultimo posto. Dallo studio emerge che l’Italia è il paese con le peggiori condizioni fiscali tra gli 82 paesi considerati. Nonostante, infatti, il punteggio del Belpaese in materia di regime fiscale sia rimasto invariato, l’Italia non solo rimane ultima a livello regionale, ma precipita in fondo alla classifica mondiale. Per l’Economist, la pessima performance è attribuibile allo scoglio dei contributi per la sicurezza sociale, all’incertezza che grava sull’ambito pensionistico, oltre che all’elevato rapporto che intercorre tra livello di tassazione e il Pil.

I miglioramenti più significativi, invece, sono stati riportati nel settore delle politiche per le imprese e concorrenza (+13,3%), mercato del lavoro (+12,7%) e il sistema finanziario (+8,9 per cento). Anche se i miglioramenti, emerge dallo studio, non si traducono anche in guadagni di classifica per il nostro Paese. E così, nel caso del sistema finanziario, che fa perdere all’Italia un posto nella classifica regionale e due a livello globale, nonostante la creazione di banche sempre più competitive con i grandi gruppi bancari esteri, pesano ancora la mediocre partenza dei fondi pensione e la scarsa propensione delle famiglie italiane a diversificare il portafoglio.
Risultati positivi sono registrati nel settore degli investimenti esteri e del mercato del lavoro, dove vengono apprezzati i tentativi di rendere più flessibile il sistema italiano.

Per Elido Fazi, amministratore unico di Business International, «il nostro mercato del lavoro e il nostro regime fiscale sono tra i peggiori al mondo e non miglioreranno di molto nei prossimi cinque anni. La distanza con la Spagna, che si posiziona al 22esimo posto a livello mondiale, sembra ormai incolmabile. Ai primi due posti ci sono di nuovo nei prossimi cinque anni Danimarca e Finlandia, Paesi che hanno salari più alti di nostri e che hanno un sistema di welfare tra i migliori al mondo. Penso che sia arrivata l’ora che i nostri leader, sia quelli nuovi che quelli vecchi, diano un’occhiata e studino per bene le riforme che questi due Paesi hanno fatto negli ultimi dieci anni. Difendere veramente chi ha bisogno e riformare il welfare, come fanno Danimarca e Finlandia non mi sembra né di destra, né di sinistra».

Inoltre, a fronte di modesti miglioramenti percentuali (+4%), si registrano perdite di posizione in entrambe le classifiche per il comparto infrastrutture, dove, a detta dell’Economist, non riusciamo ancora a cogliere pienamente le opportunità legate alla nostra posizione geografica e al continuo aumento di merci e passeggeri. A livello globale, infine, spicca il calo degli Stati uniti, che perdono 5 posizioni, da quarti a noni, mentre il Paese che risulta in più forte miglioramento nel prossimo quinquennio è l’India, che risale ben 8 posizioni.

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