L’Italia guarda alla “cashless society” con scetticismo

9 novembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

Di Anatoliy Knyazev, ideatore della piattaforma di trading Exante

A livello globale è sempre più forte la volontà di raggiungere una società senza contante, una “cashless society”, l’Italia sarà in grado di ottenere dei risultati degni di nota entro il 2025, come richiesto dalla comunità Europea? Riuscirà l’Italia a raggiungere i primi della classe?

L’Europa chiede a tutti gli stati membri di puntare alla cashless society e di portare il numero di e-payment almeno all’80% entro il 2025. Cosa accadrebbe se per quella data alcuni paesi come l’Italia non fossero pronti? Si rischierebbe di vedere nuovamente ciò che è accaduto in India? Lo scorso Dicembre il governo Indiano nell’arco di una notte ha ritirato le banconote da 500 e 1000 Rupie creando instabilità e proteste; ovviamente visti i risultati non ci auguriamo che accada lo stesso in Europa però ci aspettiamo che sia il governo che il settore pubblico diano dei segnali chiari e forti che indichino la direzione da seguire.

Da quanto emerso dal rapporto dell’Osservatorio Cashless Society elaborato da The European House Ambrosetti per il 2016/2017 risulta che l’Italia è il quartultimo paese europeo per l’utilizzo di e-payment e negli ultimi anni monete e banconote in circolazione sono addirittura aumentate. Per un paese come l’Italia, dove l’economia è incentrata sull’utilizzo del contante, un cambio di abitudini è un’ardua impresa, se poi consideriamo anche il divario tecnologico tra le generazioni il tutto diventa ancora più difficile.

Guardando al quadro europeo, dal rapporto risulta che i paesi più virtuosi nel conseguimento di una società senza contanti sono: Estonia, Belgio, Danimarca, Svezia e Finlandia; dove, la Svezia punta a diventare la prima “nazione cashless” al mondo e l’obiettivo del governo Belga è quello di essere uno dei tre paesi più avanzati per gli e-payment entro il 2020. E poi, tra gli ultimi della classe, c’è L’Italia, che nonostante negli ultimi anni abbia diminuito il numero di bancomat e aumentato il numero delle carte di pagamento, con l’83% delle transazioni che avviene ancora in cash è lontana dalla media Europea del 65%.

Quali sono le ragioni?

Sicuramente la prima motivazione che viene in mente è che il contante viene preferito per la sua non-tracciabilità e visto che la pressione fiscale in Italia è alta, il 43,4% del Pil rispetto ad una media europea del 39,9%, potrebbe darsi che i due fenomeni siano direttamente proporzionali, ma considerando che in Francia, Belgio, Austria e Svezia la tassazione è ancora più alta, possiamo dedurre che questa non può essere annoverata tra le motivazioni per cui il belpaese è lontana da una società cashless.

Sembrano invece essere molto plausibili le motivazioni legate a fattori strutturali e culturali, come l’economia sommersa che in Italia rappresenta il 12,9 del Pil, le infrastrutture tecnologiche obsolete, l’abitudine all’utilizzo del contante data la maggiore semplicità nel tenere sotto controllo le spese e una sfiducia nelle nuove tecnologie ed eventuali rischi di truffe.

A mio avviso, la motivazione principale che spinge la persona media ad essere scettica verso una società priva di contante è la mancanza di privacy che ne deriverebbe.

«Sembra che stiamo correndo in un mondo senza contanti e senza privacy, con un incredibile grado di apatia» così Matthew Green, insegnante di crittografia alla Johns Hopkins University e tra i creatori di Zcash, commenta l’intenzione della Comunità Europea di imporre un limite massimo ai pagamenti in contante. Nel tweet dell’UE si legge «..ha recentemente dichiarato di voler “esplorare la pertinenza dei potenziali limiti massimi ai pagamenti in contanti”, al fine di mettere in atto misure di controlli incrociati nei diversi paesi nel 2018.

Nel commento che accompagna il progetto di legge, si nota che la privacy e l’anonimato non costituiscono i diritti umani “fondamentali”:

..La prevenzione dell’anonimità che il pagamento in denaro consente potrebbe essere considerato una violazione del diritto alla privacy sancito dall’articolo 7 della carta europea dei diritti dell’uomo. Comunque complementari all’articolo 52 della Carta, la limitazione può essere subordinata al principio di proporzionalità se necessario e realmente soddisfa obiettivi di interesse generale riconosciuti dall’Unione o la necessità di proteggere i diritti e la libertà degli altri»

Leggendo queste parole è chiaro come sia difficile stabilire un limite ben delineato tra libertà personale e diritto alla riservatezza da un lato e sicurezza e benessere sociale dall’altro lato. Al giorno d’oggi nell’era dei social media tutti abbiamo rinunciato a parte della nostra privacy per seguire il trend sociale e tecnologico. Ovviamente quando parliamo di denaro la situazione è molto diversa in quanto non abbiamo possibilità di scegliere con chi condividere le informazioni e quali di esse rendere disponibili, ma probabilmente anche in questo ambito lentamente cederà il passo all’evoluzione verso una cashless society, in cambio di altri benefici.

I principali benefici per il sistema-Paese Italia derivanti dall’uso di strumenti di pagamento cashless, come analizzato anche dalla Community Cashless Society, sono: la riduzione dei costi associati all’utilizzo del contante, monete e banconote hanno infatti costi diretti rilevanti, pari a circa 10 miliardi l’anno; l’emersione dell’economia sommersa; sicurezza delle transazioni sottoposte a rigidi protocolli di controllo; infine, ma più importante, permette di stimolare l’innovazione e la value chain innovativa legata ai pagamenti digitali e all’economia digitale, uno stimolo propulsivo che parte dal fintech ed abbraccia tutta la filiera raggiungendo tutti gli attori economici creando benefici per tutta l’economia del paese. Se l’Italia fosse già stata all’avanguardia riguardo e-payment e fintech in generale, sicuramente sarebbe potuta essere il paese di origine per realtà come Paypal o Stripe ma anche Exante; dalla mia esperienza di imprenditore posso affermare che, un paese incentrato sui contanti rallenta il processo di innovazione e alimenta disordini.

Cosa può aiutare l’Italia ad accelerare il processo verso la cashless society?

Il settore pubblico e privato dovrebbero cooperare per assicurarsi che gli obiettivi dell’UE siano raggiunti e credo sarebbe un’ottima idea collaborare con gli stati europei dove già la cashless society non è più utopia. Ciò si traduce in, accelerare la digitalizzazione delle banche, implementare le tecnologie e migliorare lo stato dell’arte della blockchain per facilitare il processo.

Se l’Italia riuscirà a fare questo, allora il paese potrà diventare leader e non più inseguitore nel campo Fintech, il che, potenzialmente può migliorare tutta la situazione economica del paese.

Anatoliy Knyazev, esperto di Bitcoin e criptovalute

Hai dimenticato la password?