“Italia gioca con il fuoco”. Ue pretende aumento Iva e patrimoniale

30 gennaio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Entro mercoledì 1° febbraio l’Italia dovrà rispondere alla Commissione Ue che aveva chiesto una revisione dei conti 2017 con la correzione dello 0,2 in percentuale sul PIL, prevedendo una manovra bis da 3,4 miliardi di euro da attuare anche con una certa celerità. Se ancora non si sa cosa ha intenzione di fare il governo guidato da Paolo Gentiloni, nei corridoi dei palazzi si rincorrono voci di ipotesi di tagli alle spese che starebbero mettendo a punto i tecnici al ministero di Pier Carlo Padoan.

Si tratta di tagli lineari, qualche misure anti-spreco, magari sulle partecipate pubbliche, a cui aggiungere i proventi derivanti dalla lotta all’evasione, il riordino delle agevolazioni fiscali e di certo non ci sarà un taglio dell’IRES, l’imposta sul reddito delle società, dal 27,5 al 24%.

La ricetta di Bruxelles per l’Italia: aumento Iva e tassazione patrimoni

Ma alcune misure destano maggiori polemiche rispetto ad altre ossia l’aumento Iva e delle accise su tabacchi e benzina, scongiurato di anno in anno dal governo e che ora potrebbe tornare prepotentemente in auge. Questo perché a chiederlo è la stessa Bruxelles che fornisce la sua ricetta all’Italia per uscire dalla crisi: tassare i consumi e la rendita per fare tornare i conti.

Nelle ultime raccomandazioni fornite dall’UE all’Italia, come riporta il Giornale, è scritto nero su bianco che l’Italia “deve trasferire il carico fiscale dai fattori di produzione al consumo e al patrimonio”. Cosa significa? In soldoni aumentare l’Iva e tassare i patrimoni.

Una proposta fatta propria anche dalla Ragioneria generale dello Stato, ma che risulta di difficile attuazione perché l’aumento è stato previsto nel 2018 e farlo scattare in anticipo non farebbe incassare molto alle casse erariali. Inoltre la proposta è stata bocciata dal segretario del Pd Matteo Renzi. Anche l’altra misura che potrebbe far correggere i conti italiani non è vista di buon occhio all’interno del Pd e riguarda le tasse sulla casa sulla prima casa, Imu e Tasi, abolite proprio da Renzi. Nelle raccomandazioni del 2016 il Consiglio europeo critica proprio la scelta di cancellare tali imposte.

Su tutto pesa l’incognita di una procedura di infrazione che la Commissione Ue potrebbe aprire nei confronti dell’Italia. Negli uffici della Commissione sostengono che non si tratta più di una partita politica, visto che l’Italia sta giocando con il fuoco. Così stando a un articolo pubblicato dal Corriere della Sera:

“A Roma la considerano una partita politica. A Bruxelles, negli uffici della Commissione, dicono il contrario: «Non è più una partita politica, l’Italia sta giocando con il fuoco»”.

Tra l’altro lo spread ha ricominciato a salire ed esiste il rischio concreto che la Bce sospenda o riduca il programma di acquisto dei titoli di Stato italiani.

Danièle Nouy: “In Italia pesa il settore bancario”

A Bruxelles sono convinti che in Italia esiste un buco nei conti, e il paese ha troppi dossier aperti, a cominciare dalle banche. A confermarlo anche il numero uno della Vigilanza all’interno della Bce Danièle Nouy, secondo cui sul settore bancario c’è ancora molto da fare. Nel corso di una lunga intervista a Repubblica, la presidente ha affermato che i problemi di alcune banche italiane vengono da molto lontano, anche nel caso di MPS.

 “Tutti abbiamo un passato. Ma i problemi maggiori sono stati creati dalla recente recessione. Anche in Francia abbiamo attraversato una grave crisi negli anni ’90 e abbiamo imparato molto. La cosa importante è intervenire ora con efficacia e migliorare la situazione”.

E alla domanda su quale sia la situazione delle banche italiane, la presidente risponde:

“Come in molti altri Paesi ci sono banche che vanno bene e altre che non vanno bene, ma che stanno lavorando molto duramente per migliorare la loro situazione, infine ci sono quelle che hanno bisogno dell'”incoraggiamento” della vigilanza perché affrontino i loro problemi. In Italia il grande nodo sono le attività precedenti alla centralizzazione della supervisione, soprattutto il rischio di credito e i crediti deteriorati. Vanno affrontate. Dobbiamo essere certi che le banche non investano tutte le loro energie per sopravvivere e che non si focalizzino soltanto su queste attività invece di fare il loro mestiere, che è finanziare l’economia italiana ed europea”.

 

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