Italia-Germania, Mps pomo discordia. Ifo: “italiani verso addio all’euro”

2 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

MPS: con tutti i suoi guai, non sarebbe azzardato dire che la banca senese rischia di confermarsi pomo della discordia tra l’Italia e la Germania anche nel 2017. Basti pensare agli avvertimenti lanciati a fine anno 2016 dai vari falchi tedeschi, in particolare dal ministero delle Finanze Wolfgang Schaeuble, che ha fatto capire chiaramente di non essere pronto a ingoiare il rospo della ricapitalizzazione precauzionale delle banche italiane sfornato da Roma con il piano Salvarisparmio del governo Gentiloni. E che ha lanciato un chiaro appello, sia alla Bce che alla Ue, affinché assicurino il rispetto delle regole europee da parte dell’Italia.

Chiaro riferimento, da parte del ministro tedesco, alle regole del bail-in, che richiedono che siano gli azionisti e gli obbligazionisti subordinati a farsi carico, per primi, delle perdite degli istituti di credito.

Per Schaeuble, insomma, è fondamentale che il piano Gentiloni si attenga a condizioni sine qua non. A suo avviso la banca deve “essere inoltre solvente”. Insomma, “i fondi statali non devono essere usati per coprire perdite in bilancio”, “non ci deve essere alcun aggiramento delle regole” e “azionisti e creditori subordinati dovrebbero essere i primi a essere chiamati in causa”.

Oltre a essere esasperata per il modo in cui il governo italiano sta gestendo la vicenda MPS, la Germania sembra essere anche molto preoccupata sul futuro dell’Italia nell’ Eurozona: lo dimostrano chiaramente i commenti che il responsabile dell’istituto Ifo Clemens Fuest ha rilasciato al quotidiano tedesco Tagesspiegel. A suo avviso, stando a quanto riporta Reuters, gli italiani alla fine vorranno lasciare l’area, a causa del mancato miglioramento del loro tenore di vita.

“In Italia il tenore di vita si aggira allo stesso livello del 2000. Se la situazione non cambia, gli italiani a un certo punto diranno: “Non vogliamo più far parte dell’Eurozona”. Soprattutto, Fuest ha avvertito che, nel caso in cui il Parlamento tedesco dovesse approvare un programma eventuale di salvataggio per l’Italia, i rischi che a quel punto graverebbero sui contribuenti tedeschi sarebbero di “una dimensione tale da non poter essere controllati e anche conosciuti”. Per questo motivo, secondo l’economista il Parlamento tedesco dovrebbe opporsi a una eventuale ipotesi di salvataggio dell’Italia.

Tutto ciò avviene in un contesto in cui l’Italia è ai ferri corti anche con la Bce, dopo che l’istituto ha chiesto a Mps di raccogliere fino a 8,8 miliardi di euro di nuovo capitale, contro i 5 miliardi inizialmente richiesti. Così Padoan, negli ultimi giorni del 2016, aveva commentato:

Sarebbe stato utile, non dico gentile, avere dalla Bce qualche informazione in più sui criteri con i quali si è arrivati a questa valutazione. Conoscere i criteri della valutazione della vigilanza è utile perché può dare indicazioni anche per gli altri istituti e per le altre Autorità. La spiegazione consentirebbe anche alle altre banche di capire il modo giusto di porsi quando si rivolgono alla Bce per un aumento di capitale, per fusioni e acquisizioni o in occasione di qualunque altra operazione che richiede la sua approvazione. Per questo oltre alla lettera, di cinque righe e tre numeri, sarebbe stata utile qualche spiegazione, perché la mancanza di informazione si traduce in opacità e le cose opache inducono a interpretazioni quasi sempre sbagliate”.

A Piazza Affari Mps è la grande assente dopo la decisione della Consob di sospendere sine die gli scambi sul titolo.

Si attendono le prossime mosse della banca, in attesa del nuovo piano industriale che l’amministratore delegato Marco Morelli dovrà ripresentare alla Bce e alla Commissione europea, tenendo conto della recente ultima richiesta della Banca centrale, che ha alzato a 8,8 miliardi l’asticella del fabbisogno dell’istituto. Il Sole 24 Ore scrive che, al fine di raccogliere liquidità, Mps starebbe pensando al lancio di due emissioni di bond, indirizzate a investitori istituzionali, entro il mese di febbraio. La speranza è che tali investitori istituzionali possano puntare sulle obbligazioni, che non avrebbero diritto di voto, ma che, allo stesso tempo non verrebbero colpite dal bail-in.

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