Italia 50esima per condizioni favorevoli a fare impresa

17 luglio 2017, di Mariangela Tessa

Gli artigiani e le piccole imprese si sforzano di agganciare la ripresa, ma non basta. Sono ancora tanti i fattori che remano contro. E che, secondo un l’ultimo rapporto di Confartigianato confinano l’Italia al cinquantesimo posto della classifica mondiale per le condizioni favorevoli a fare impresa.

Partiamo dagli aspetti positivi. Nel 2016 sono nate 319 imprese artigiane al giorno. Sempre lo scorso anno, le piccole imprese hanno esportato nel mondo 117,4 miliardi di prodotti (1,5 miliardi in più rispetto al 2015). In innovazione i piccoli imprenditori hanno speso 5 miliardi l’anno, 6.600 euro per addetto (il 6,5% in più rispetto alla media di tutte le imprese).

Bene anche sul fronte della produttività: negli ultimi tre anni le piccole imprese manifatturiere hanno fatto meglio delle grandi imprese italiane e delle piccole aziende tedesche: la produttività è aumentata del 10,7%, rispetto al +1,6% delle grandi aziende italiane e al +0,8% delle piccole imprese tedesche.

Di fronte ad un quadro che appare in miglioramento, sono ancora numerosi in fattori negativi.  A cominciare dal fisco: nel 2017 il carico fiscale arriva al 43% del Pil. In pratica paghiamo 24,3 miliardi di tasse in più rispetto alla media europea.

Sulla competitività delle imprese, poi, pesa il cuneo fiscale sul costo del lavoro dipendente, pari al 47,8%, vale a dire 11,8 punti superiore al 36% della media Ocse. L

L’Italia resta tra i peggiori d’Europa anche per la tassazione sull’energia, pari al 2,8% del Pil, superiore di 0,9 punti rispetto alla media Eurozona. Record negativo anche per il prezzo del gasolio pagato dalle imprese: con 1,128 euro al litro è il più alto dell’Eurozona.

Le cose non vanno meglio sul fronte del credito: nel 2016 i finanziamenti alle imprese artigiane sono diminuiti di 2,7 miliardi (-5,9%) e addirittura, rispetto al 2011, il calo è stato di 13,5 miliardi (-24,3%).

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