Italexit, cosa succederebbe con un ritorno alla lira

17 ottobre 2018, di Daniele Chicca

L’ipotesi di addio all’euro è quanto mai improbabile, ma sembra che sia in crescita il numero di italiani i quali – impauriti all’idea di una Italexit – stanno trasferendo i propri risparmi in conti all’estero.

Se l’Italia dovesse veramente un giorno arrivare all’abbandono della moneta unica – percorso che anche se ci fosse la volontà politica sarebbe molto tortuoso, perché bisognerebbe passare prima attraverso una riforma costituzionale per rivedere i trattati e successivamente per un referendum – logica vuole che si tornerebbe alla lira.

Nel momento in cui l’Italia riconquistasse la sovranità monetaria – è l’argomentazione degli economisti e politici favorevoli alla proposta – il Tesoro potrebbe tornare a stampare moneta, potrebbe indebitarsi senza limiti e investire denaro pubblico a piacimento, inflazionando il debito.

Insomma potrebbe sopperire a una qualsivoglia inettitudine politica, creando più soldi. Svalutando la moneta allo scopo di ridurre il proprio debito in lire.

“Il tema diventa più complicato se analizzi le ultime parole della precedente frase: il debito italiano ora è in euro, non in lire. Sarà convertito in lire all’uscita dall’euro?” Non è detto, “dipende dagli accordi insiti nei bond emessi dallo stato e dagli accordi a monte con l’UE”, spiega su Quora Francesco Galvani, che di professione fa il Quant Trader e il digital strategist marketer.

“La svalutazione ricercata dallo stato sarà impressionante, con l’effetto che saremo tutti più poveri (se i tuoi 100 euro domani valgono il corrispettivo di 60 euro, sei più povero)”, in compenso “il debito pubblico diminuirà moltissimo”.

Se però non tutto il debito sarà convertibile come in effetti sembra, allora “lo stato proverebbe lo stesso a inflazionare la lira, ma con l’effetto catastrofico per cui avremo una moneta debole, ma con parte del debito in moneta forte (euro)”.

C’è inoltre il problema dei saldi Target 2. Se l’Italia abbandona la moneta unica bisognerà che la Banca d’Italia rimborsi i consistenti debiti contratti in questi anni con la Bce. L’Europa sicuramente pretenderà di riavere indietro una grossa fetta dei prestiti che ci ha fatto.

Tornare alle monete nazionali porta inoltre con sé problemi burocratici e logistici non indifferenti: “Un caos nel commercio e nelle transazioni“, come lo chiama Galvani.

Ci sarebbe un “rischio effetto cambio incredibile” che renderebbe “inquietanti gli affari”. “Se ti pago tra qualche tempo ma intanto la mia moneta si svaluterà di sicuro, io ci guadagno, ma tu perdi”. A queste condizioni, “ci stai lo stesso a fare business con me? O per farlo vuoi balzelli belli cicciuti?)”.

Svalutazione causa inflazione destabilizzante

Un capitolo a parte andrebbe poi aperto sull’inflazione. L’Italia ne ha già vissute di pesanti, anche a due cifre, e sono sempre state un fattore destabilizzante. Come spiega sempre su Quora Roberto Weitnauer, Dottore Ingegnere, “quando cresce l’inflazione tende anche a essere più irregolare e imprevedibile. In questo clima d’incertezza sui prezzi gli investimenti si riducono drasticamente e con essi la produzione di reddito a livello nazionale. Il Paese, in sintesi, “si impoverisce”.

Il risultato sarebbe dunque una sofferenza per la durata probabilmente di un’intera generazione. Dal momento che i creditori vengono mortificati e i debitori premiati dall’inflazione, “i primi si ritirano e si contrae l’attività dei prestiti, necessaria a finanziare l’imprenditoria. Viceversa, di fronte alle irregolarità dell’inflazione i tassi d’interesse sono tenuti proporzionalmente più elevati, quindi chi riceve un prestito si sobbarca un onere finanziario aggiuntivo”.

Infine, “la svalutazione della moneta sovrana in regime di bilancia commerciale negativa è dannosa. Infatti, se pure è vero che essa favorisca le esportazioni, le importazioni subiscono un aggravio di prezzo. I cittadini pagano salata la merce estera. Soprattutto, l’import inevitabile affossa i conti pubblici. Si pensi all’energia o a certe materie prime“.

L’Italia per prima dovrebbe saperlo bene, visto che si è trovata spesso in passato in queste condizioni. “L’idea di tornare alla moneta sovrana per rendersi più liberi e indipendenti – insomma – viene definita da Weitnauer “particolarmente stupida, perché la sua attuazione condurrebbe alla condizione opposta: maggiore dipendenza dalle altre nazioni sia sotto il profilo finanziario che commerciale (e, dunque, poi anche politico)”.

Chiaramente la svalutazione della moneta nazionale comporterebbe anche non solo una spirale inflativa ma anche una fuga di capitali, in stile sudamericano. Se qualcuno è certo che tra cinque giorni il proprio conto in banca non vale più nulla, penserà di tradurre tale conto all’estero in un’altra valuta”. Tale fuga di capitali comporterebbe una perdita di ricchezza economica.

Non va dimenticato, tuttavia, che in questi anni l’economia in Germania – forte di un avanzo commerciale da record – si è rafforzata, mentre in Italia si è indebolita. C’è un motivo se gli appelli all’abbandono dell’euro si sono moltiplicati e ha le sue radici nelle ingiustizie della struttura della moneta unica e nelle conseguenze della crisi del debito sovrano di sette anni fa.

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