Pensioni: rabbia “buste arancioni”. E c’è l’azienda che non versa i contributi

7 settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Per chi aveva ancora un filo di speranza, l’INPS conferma agli italiani (soprattutto i piu’ giovani) che nel loro futuro la pensione e’ una vera chimera.Questo e’ quanto emerge chiaramente dalle  “buste arancioni” spedite dall’INPS agli italiani. Circa un milione finora recapitate. A cui se aggiungeranno altre 6 milioni nei prossimi quattro mesi. L’obiettivo e’ rendere consapevole il lavoratore dell’assegno pensionistico che gli spetta.

All’interno, sei-sette fogli fronte-retro contengono dati, numeri e tabelle su misura per dire a ciascuno quanti soldi ha già versato nelle casse dell’ente, quanti anni mancano all’età pensionabile, quale sarà il proprio futuro stipendio e quale l’ammontare dell’assegno pensionistico.

Risultato? Oltre all’evidenza che la pensione è sempre più un sogno per i giovani, molti hanno riscontrato vuoti contributivi, errori di raggruppamento per lavoratori che sono passati tra i vari contratti agevolativi, aziende che non hanno versato i contributi.

Insomma la comunicazione, firmata da Tito Boeri, presidente dell’Inps, ha finito per alimentare ancora di piu’ rabbia e delusione per una previdenza negata.

“L’Espresso” ha raccolto le storie di dieci italiani, che hanno già dato ricevuto la comunicazione. Hanno fra i 30 e i 45 anni, ovvero  la generazione che più è andata a sbattere sul muro della crisi economica iniziata nel 2008.

“Ci vado nel 2052, che è fra un sacco di tempo», racconta all’Espresso Vittorio, 33 anni, di Pistoia, che ha cominciato a lavorare a 27 anni e ha davanti altri 35 anni per arrivare a una pensione di 1.900 euro lordi. “Avrò settant’anni. Faccio l’informatico, non so se a quell’età avrò la mente abbastanza elastica per stare al passo con l’innovazione e i futuri nerd”. 

Ma questa e’ solo una delle numerose testimonianze, raccolte dal settimanale online. C’e’ chi poi ha scoperto buchi contributivi.

E’ per esempio il caso di Melissa, 35 anni, di Milano. Che, licenziata da una tv locale, in cui si occupava della pubblicità, dice all’Espresso:

 “Avevo ricevuto a casa una lettera dall’Inps. C’era un codice e una procedura per verificare on line la posizione contributiva. Non è stato difficile accedere ai miei documenti digitali, ma quando ho scoperto che la mia azienda non mi aveva versato gli ultimi due anni di contributi ho avuto un tracollo. Grazie ai funzionari dell’Inps sono riuscita a recuperare quei soldi”.

Quello di Melissa non e’ certo un caso isolato.

“Ci sono otto-nove miliardi l’anno di evasione da parte di imprese che non pagano i contributi alla propria manodopera, il totale è di 141 miliardi di buco. L’ente affida a Equitalia il compito di riscuotere, ma ne recupera il 5 per cento», spiega Gian Paolo Patta, membro del Civ, il comitato di indirizzo e vigilanza Inps. Fortunatamente c’è un fondo che copre quei buchi, ma funziona solo per i lavoratori dipendenti. Gli altri devono segnalare all’Inps i mancati pagamenti entro due anni, altrimenti i contributi vanno persi”  si legge nell’articolo.

 

Fonte: L’Espresso

 

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