In Italia sempre più donne in politica ma contano pochissimo

8 novembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – L’Italia non è u paese per giovani e neanche per le donne. Se ci sono sempre più donne nel Parlamento in realtà contano poco. E’ drastica la fotografia che scatta il World Economic Forum sul gender gap, ossia la disparità fra l’universo maschile e quello femminile in cui il nostro paese precipita all’82esimo posto su 144 paesi e peggio di noi fanno solo la Mongolia e l’Uruguay.

Cosa significa? Che in apparenza, nei luoghi del comando, in Italia non vi sono mai state così tante donne con una percentuale che tocca il 31,3% per le deputate, 29,6% per le senatrici, un record assoluto nella storia del Paese ma pochissime sono quelle che in realtà comandano. Una presenza quindi figurata perché a decidere nella stanza dei bottoni sono sempre i colleghi uomini.

Sia al governo centrale che nei governi regionali la musica è la stessa: con Paolo Gentiloni ora le donne presenti nella squadra dell’Esecutivo sono il 27,7%, così a livello locale abbiamo solo due presidentesse di regione. Anche nelle Autorità la storia si ripete: da Consob a Bankitalia, dalla Privacy all’Energia, fra i 42 membri di Commissione solo 13 sono donne. Senza dimenticare le due sindache di due importanti città, Virginia Raggi a Roma e Chiara Appendino a Torino, ma nonostante ciò la maggioranza delle donne, in politica, è messa in disparte.

Eppure quando le donne coprono ruoli importanti, la qualità del governo migliora come ha affermato uno studio della Bocconi, intitolato “Let the voters choose women” sulla spesa pubblica di amministrazioni dove le donne contano da cui emergono bilanci dove maggiori risorse sono dedicate più agli investimenti che alla spesa corrente, aumentando mediamente del 4% quelle destinate a istruzione e ambiente.

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