IN CRISI
IL MODELLO SKYPE

15 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) – «Sorridi, saluta e fai ciao con la manina a chiunque, in qualsiasi angolo del mondo con Skype. Gratis, naturalmente». Recita così lo spot online della rivoluzionaria compagnia telefonica. Ma ora a «salutare» l’emblema delle telefonate VoIP è l’opportunità di offrire chiamate gratuite. Per gli utenti nordamericani di Skype è in arrivo un abbonamento annuale «flat» da 29,95 dollari.

Dal primo gennaio 2007 eBay, la proprietaria del leader mondiale delle chiamate VoIP, ha deciso di mettere a pagamento le chiamate locali, nazionali e cellulari che fino a oggi erano gratuiti per gli utenti di Stati Uniti e Canada. Evidentemente il fatturato previsto per la fine del 2006 – 195 milioni di dollari – paragonato alla cifra sborsata poco più di un anno fa per l’acquisto (2,6 miliardi di dollari), è ritenuto insufficiente da parte dei dirigenti di eBay.

Meglio dunque iniziare a mettere mano alle tariffe, visto che a Wall Street in molti si chiedono se mai eBay riuscirà a rientrare da una delle acquisizioni più costose della storia delle nuove tecnologie. Secondo i numeri forniti da eBay, Skype vanta attualmente 136 milioni di utenti registrati e recentemente ha battuto ogni record di utenti collegati contemporaneamente, superando gli 8 milioni.

Il mercato azionario aveva benedetto l’acquisto nel settembre 2005 della società creata dagli ideatori di Kazaa, uno dei più noti programmi per scambio di file in rete, Niklas Zennström e Janus Friis, portando il titolo eBay ai massimi a fine 2005. Poi però il mercato ha cominciato a chiedersi quali siano le reali prospettive di guadagno del business delle chiamate online. E, numeri alla mano, gli analisti si sono accorti che il modello VoIP basato sulle chiamate gratuite o quasi non può reggere.

A pesare sui conti è anche la concorrenza degli altri operatori. Il settore infatti ha attirato nuovi competitor sempre più agguerriti e ha fatto destare dal sonno le grandi compagnie telefoniche. I carrier tradizionali, come Verizon, hanno operato tagli tariffari, con il duplice effetto di riuscire a evitare la fuga dei clienti e di «schiacciare» gli operatori virtuali che vedono ridursi i già risicatissimi margini di guadagno, messi in crisi anche dall’aumento dei costi per l’erogazione dei servizi. Il settore della telefonia sul web non sta passando un periodo positivo e i titoli delle società che operano con modelli di business simili a Skype hanno perso in Borsa circa la metà del loro valore nell’ultimo anno.

La decisone di applicare una tariffa «flat» non è stata presa a cuor leggero e rischia di tradursi in un boomerang per Skype. Il management ne è ben consapevole e cerca di sottolineare come i servizi offerti siano in ogni caso più convenienti di quelli delle compagnie tradizionali che chiedono in media 25 dollari al mese, ma a Wall Street sono in molti a pensare che la forbice tenderà a chiudersi piuttosto rapidamente.

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