In caso di nuova crisi banche centrali abbasseranno tassi a -5%

21 novembre 2017, di Daniele Chicca

È stata da poco tempo sancita la fine dell’era dei tassi negativi, che già si torna a parlare di interessi sotto zero e condizioni creditizie anomale. Lo fa UBS, che nel suo ultimo report sulle previsioni del 2018 ha fatto un’osservazione sorprendente: nel caso in cui dovesse scoppiare una nuova grande crisi finanziaria, le banche centrali saranno costrette ad abbassare i tassi fino al -5%.

Se una crisi su scala mondiale paragonabile a quella dei mutui subprime dovesse scoppiare e se tutte le banche centrali risponderanno allo stesso modo per uscire dal pantano, “tutti i paesi industrializzati e circa la metà di quelli emergenti sarebbero costretti ad andare in territorio nettamente negativo”, spiegano gli analisti della banca svizzera. Ma anche in caso di recessione modesta, il margine di manovra dei banchieri centrali per affrontare una crisi si è ridotto.

Secondo lo strategist Arend Kapteyn e il suo team, se ci troveremo a fare i conti con una nuova grande crisi, vedremo i tassi scendere ai livelli più bassi nella storia: renderebbero tra il -4 e il -5%. Con tassi deposito del genere significa che per poter parcheggiare denaro presso i forzieri della banca centrale, le banche private devono pagare il 4-5% della somma.

Sarebbe una situazione assolutamente unica, effetto delle distorsioni create dalle autorità di politica monetaria per rimediare al crac del 2007-2008. I tassi di riferimento che valevano circa il 5% prima della crisi, sono stati portati allo zero per rilanciare le attività economiche e tardano ancora a ritornare sui livelli pre crisi.

Soltanto la Federal Reserve negli Stati Uniti ha avviato un ciclo di rialzo dei tassi e un iter di rientro dalle politiche di accomodamento monetario straordinario che hanno gonfiato il bilancio della banca centrale fino a 4.500 miliardi di dollari. In Eurozona invece i tassi guida sono fermi allo 0-0,25%, i minimi storici, mentre il tasso sui depositi è ancora del -0,4%.

Anche il fatto che le banche centrali abbiano varato un insieme di piani massicci ed eterodossi di acquisto di Bond, sempre nell’ottica di favorire il credito e l’economia, ha spinto al ribasso i tassi di interesse ai quali gli Stati finanziano i propri debiti. I tassi sui Bund tedeschi decennali, i Bond considerati più sicuri in Eurozona, sono da tempo sotto la linea dello zero percento.

Deficit: dopo la crisi rimediato solo piccolo margine di manovra

I governi da parte loro non hanno un margine di manovra molto più ampio delle autorità monetarie, sottolineano gli esperti di UBS. “Dopo aver stampato tanto denaro per sostenere la ripresa economica, non ci sono molti paesi che sono riusciti a ridurre i propri livelli di indebitamento“.

Quanto al deficit pubblico, se da un lato metà dei paesi industrializzati è in situazione di surplus, non supera il 20% nella maggior parte dei casi. “In materia di deficit di bilancio, è stato recuperato un piccolo margine di manovra, un po’ di più rispetto ai tassi guida, ma è stato così più che altro per necessità, per evitare di incorrere in una dinamica indesiderata di debito insostenibile“.

Malgrado queste considerazioni, gli analisti della banca elvetica non sono troppo pessimisti: “non significa che ci troviamo alla vigilia di una recessione – precisano nel report – ma semplicemente che, “anche nel caso in cui si verifichi una crisi di medie dimensioni, dieci anni dopo la crisi non rimangono tante medicine, convenzionali e non, disponibili in farmacia”.

Il team di analisti prevede per il 2018 una crescita del Pil mondiale del 3,84%, in linea con il consensus generale.

 

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