Imprese, crollo dei prestiti: -36 miliardi in un anno

26 novembre 2018, di Mariangela Tessa

Continua il calo dei prestiti alle aziende italiane, mentre aumentano quelli delle famiglie. È quanto emerge il rapporto mensile sul credito realizzato dal centro studi di Unimpresa secondo cui nel corso dell’ultimo anno (da settembre 2017 a settembre 2018), i prestiti delle banche alle imprese sono calati di quasi 36 miliardi di euro (-4,89%) nonostante l’aumento di 2,6 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 20 miliardi di quelli di lungo periodo.

“Le misure fiscali inserite nella legge di bilancio dal governo, contro le banche, possono creare problemi al motore del credito più tasse ai gruppi bancari, già alle prese con le tensioni sullo spread, si traducono gioco forza in una restrizione dei finanziamenti. E’ in ogni caso opportuno rivedere i criteri con i quali le banche erogano il denaro alle micro, piccole e medie imprese. Gli attuali parametri, che sono il risultato di un lungo e farraginoso processo di regolamentazione, che ha prodotto restrizioni eccessive per gli istituti bancari, vanno rivisti profondamente”, ha commentato il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci.

Trend inverso, come dicevamo, riguarda le famiglie che negli ultimi dodici mesi si sono rivolte alle banche per far fronte agli acquisti e ai pagamenti dei mutui. Complessivamente, secondo i calcoli di Unimpresa, i prestiti alle famiglie hanno segnato un aumento di 1,3 miliardi, spinti appunto dal credito al consumo (+6,9 miliardi) e dai mutui (+4,9 miliardi), comparti che hanno compensato il pesante calo registrato sul fronte dei prestiti personali (-10,3 miliardi).

In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 34 miliardi, passando da 1.357 miliardi a 1.323 miliardi: in media quasi 3 miliardi al mese tagliati ad aziende e cittadini.

In calo infine le rate non pagate (sofferenze): nell’ultimo anno si è registrata una diminuzione di oltre 50 miliardi (-29,17%) da 172 miliardi a 122 miliardi.

 

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