Il riciclaggio del Re: inchiesta sul sovrano ghanese

11 ottobre 2017, di Giovanni Falcone

Il riciclaggio del Re: inchiesta sul sovrano ghanese!

 

Gli ordini sbagliati non si eseguono soprattutto se sono in contrasto con la normativa antiriciclaggio in vigore nel Regno Unito.

Il caso nasce dalla consegna di una ingente somma di denaro, in denaro contante e fatta brevi manu nel recente periodo, dal Re del Ghana al numero due del Ghana International Bank con sede a Londra.

Parliamo di 200 mila sterline e altrettanti in dollari da allocare su un conto intestato al sovrano sulla piazza londinese.

L’alto dirigente bancario, Mark Arthur, come per il passato in occasioni analoghe per come dallo stesso dichiarato, ha eseguito alla lettera le istruzioni.

A questo punto succede quello che sarebbe dovuto succedere già in passato: I vertici della banca l’hanno riferita alla National Crime Agency e poi alla Financial Conduct Authority. L’inchiesta che ne è seguita ha portato al licenziamento di Arthur per aver violato le norme antiriciclaggio e le procedure di sicurezza. Il banchiere si è difeso dicendo che il re gli aveva assicurato che il denaro era stato prelevato da banche in Ghana e portato in Gran Bretagna : il sovrano è infatti in possesso di un passaporto diplomatico. Arthur ha spiegato che non aveva voluto offendere il re ponendogli domande.

Pare che una operatività di tal fatta sia stata posta in essere in passato con una certa frequenza e questo, evidentemente, non depone bene sul grado di attenzione e sensibilità attribuito alla normativa antiriciclaggio da parte di certi istituti finanziari della City quando si è trattato  di gestire facoltosi clienti stranieri.

Infatti, Osei Tutu II è considerato fra i dieci più ricchi sovrani africani, proprietario di miniere d’oro e piantagioni di cacao, e una della figure tradizionali più influenti del Ghana. 

Persona politicamente esposta

Una operazione analoga, laddove fosse successo in Italia, al netto dei dovuti ed immediati approfondimenti circa l’origine della ingente provvista, avrebbero imposto l’inoltro della Segnalazione di operazione sospetta ancor prima di dare corso all’operazione richiesta dall’illustre cliente secondo l’ultimo precetto contenuto nell’art.35 del D.lgs 231/07, aggiornato dal Decreto 90/2007 in vigore dal 4 luglio u.s. .

Non c’è più rispetto per nessuno: anche i Re scontano gli stessi doveri!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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