IL PORTAFOGLIO
PER MASOCHISTI

16 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

*Questo documento e’ stato preparato da Alessandro Fugnoli, strategist di Abaxbank ed e’ rivolto esclusivamente ad investitori istituzionali ovvero ad operatori qualificati, così come definiti nell’art. 31 del Regolamento Consob n° 11522 del 1° luglio 1998 e successive modifiche ed integrazioni. Le analisi qui pubblicate non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

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(WSI) – L’asset allocation dell’antiportafoglio 2007 sovrappesa vistosamente l’immobiliare residenziale negli Stati Uniti, in Australia e in Nuova Zelanda. L’obiettivo è di ottenere il duplice effetto negativo di perdere sia in valuta locale sia sul cambio contro euro.

In valuta locale non bisogna porsi obiettivi fuori misura. Bill Gross continua a predicare un bear market pluriennale dell’immobiliare, sulla scia del bear market azionario del 2000-2002, e su questo basa l’idea che i bond decennali americani avranno il 2 davanti alla virgola entro fine decennio. E’ un’ipotesi troppo ambiziosa.

La Fed punta a raffreddare i prezzi delle case nel modo più dolce possibile e già arrestarne la crescita sta rivelandosi un obiettivo impegnativo. Nelle aree surriscaldate, tuttavia, ci si può porre un target di perdita del 10-15% da qui a due anni. San Francisco e Manhattan stanno già scendendo, ma rimane ancora strada da percorrere.

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L’obiettivo di perdita diventa però più interessante se si calcola la currency loss prevedibile sul dollaro americano, australiano e neozelandese.

Sconsigliabile invece inserire nell’antiportafoglio l’immobiliare cinese e giapponese. C’è una scuola di pensiero che da almeno due anni teorizza l’imminenza di un crash immobiliare cinese. Prima o poi un incidente capiterà, ma ben dopo il 2007. Quanto al Giappone, va evitato con cura. Il mercato mostra cenni di ripresa e la presenza massiccia di bottom fishers come General Electric e Goldman Sachs, che rastrellano tutto il rastrellabile, ne è conferma.

La componente obbligazionaria dell’antiportafoglio andrà sovrappesata verso metà anno. Nel secondo semestre la crescita americana riaccelererà e i long only potranno finalmente perdere soldi sui bond.

Quanto ai crediti e agli emergenti, nonostante gli spread abbiano raggiunto livelli molto bassi, le opportunità di perdere soldi saranno scarse. Si consiglia comunque di sovrappesare l’Ecuador. Il default minacciato in campagna elettorale è improbabile nel breve termine, ma a qualsiasi discesa del greggio o episodio di instabilità politica il mercato si spaventerà e i bond perderanno facilmente il 5-10%.

Il mondo delle materie prime, che già nella seconda metà del 2006 ha prodotto perdite in parecchi comparti, continuerà a offrire opportunità. Nella seconda parte di un ciclo di espansione non è infrequente che si manifesti debolezza. La domanda continua ad aumentare, ma l’offerta, tipicamente debole nella prima parte, cresce ancora più velocemente, per cui i prezzi flettono.

La Banca Mondiale prevede un dimezzamento del prezzo del rame per fine decennio e un bear market per i non ferrosi in generale.

Il petrolio, tuttavia, difficilmente scenderà in misura significativa. C’è però una possibilità, anche se molto rischiosa, legata alla geopolitica. Di solito vige un automatismo per cui i rischi geopolitici vengono associati a impennate del greggio, ma è anche ipotizzabile uno scenario alternativo.

La tensione tra Iran e Arabia Saudita è in continua crescita. Non è solo rivalità tra sunniti e sciiti per l’egemonia del mondo islamico. E’, molto concretamente, l’espansionismo iraniano nel Golfo. Gli staterelli del Golfo e la parte orientale dell’Arabia Saudita sono a crescente maggioranza sciita e nelle corti degli emirati e di Riyadh oggi si teme molto di più un colpo di stato filoiraniano che un sollevamento ispirato da al Qaeda. C’è poi, bollente, la questione irachena.

Come ha rivelato in questi giorni l’ex ambasciatore saudita a Washington, l’Arabia si prepara allo scontro con l’Iran nel momento in cui gli Stati Uniti se ne andranno dall’Irak. Una delle armi considerate dai sauditi è di inondare il mondo di greggio e farne scendere aggressivamente il prezzo, danneggiando in questo modo molto più l’Iran che sé stessi. Si tenga del resto presente che, nelle ultime settimane di produzione Opec ridotta, l’Arabia Saudita ha fatto un grande favore al nemico iraniano, che ha cercato in tutti i modi di occupare la quota di mercato lasciata libera dai sauditi.

L’antiportafoglio, in ogni caso, eviterà i titoli petroliferi. Le società dell’energia possono anche avere difficoltà, da qui in avanti, a far salire gli utili, ma sono candidate perfette (con P/e spesso a una sola cifra) per quell’espansione dei multipli che, giusta o sbagliata, dovrebbe dare un grosso contributo al rialzo delle borse nel 2007.

Le borse, nell’ambito dell’antiportafoglio, non devono essere necessariamente considerate un tema tabù. Già nel 2006, del resto, hanno dato qualche soddisfazione a chi voleva perdere soldi. Le borse del Golfo e quella saudita si sono dimezzate. Le quotazioni erano così sopravvalutate che i fondi statali off shore dei paesi dell’area, benché pieni di petrodollari, non hanno effettuato azioni di sostegno significative. Da ricordare per inciso che nell’area, dove è in corso un boom immobiliare senza precedenti, non sarà difficile, presto o tardi, perdere soldi investendo in uffici sfitti e grattacieli vuoti.

Gli antiportafogli orientati al trading faranno bene a stare pronti, ai primi cenni di avversione al rischio sui mercati, a comprare su quelle borse che più sono salite nel 2006. La borsa russa, ad esempio, salita nel 2006 del 62%. Oppure il Marocco (82% di performance in dollari da inizio anno), il Perù (175% in dollari) o il Vietnam (138% in dollari). Le correzioni su questi mercati potrebbero essere notevoli.

Quanto ai mercati azionari principali, gli antiportafogli faranno bene a mantenere al minimo l’investimento. Ci saranno però opportunità di trading. Circolano scenari che, se condivisi dal mercato, lo farebbero quanto meno vacillare (e capiterà sicuramente che, in qualche breve momento, diventino dominanti). Pensiamo allo scenario Pimco di crollo rovinoso dei prezzi delle case e caduta conseguente dei consumi. Oppure a quello opposto di Glenn Hubbard (un anno fa nella terna di candidati a governatore della Fed insieme a Feldstein e Bernanke) che ipotizza Fed Funds al 5.75 e decennali al 5 per fine 2007, alla faccia dell’espansione dei multipli.

Per avventurarsi nel rischioso terreno delle borse, in ogni caso, chi vuole perdere soldi farà bene a comprare azioni solo in febbraio o marzo e solo nel caso il rialzo in corso da quasi cinque mesi prosegua a questo ritmo fino ad allora.

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