IL PETROLIO A 27$ A BARILE

24 novembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

La decisione irakena di interrompere l’esportazione di petrolio potrebbe inasprire non solo la tensione sul fronte dei prezzi del greggio, ma anche su quello dei rapporti internazionali.

La provocazione di Saddam è la conseguenza della scelta dell’ONU di prolungare di sole 2 settimane la risoluzione “petrolio contro cibo”. Il programma delle Nazioni Unite per garantire alla popolazione irachena, piegata dalla sanzioni economiche post-belliche, aiuti umanitari:cibo e medicinali. Aiuti che spesso non arrivano a chi ne ha bisogno.

Il blocco iracheno significa una minore disponibilità di greggio all’interno dell’OPEC:l’organizzazione mondiale dei paesi produttori. E, almeno a breve termine, il rialzo dei prezzi del petrolio già arrivato a 27 dollari al barile. Il che significa – e in Italia ce ne siamo già accorti – l’aumento della benzina. Un rincaro che ci ha riportati ai tempi della crisi petrolifera degli anni ’70, con la benzina super a 2035 lire al litro alla pompa.

WSI ne parla perchè i mercati non sono insensibili alle oscillazioni del costo del greggio; non solo in relazione alle società petrolifere quotate che a breve possono anche approfittare delle maggiori entrate di liquidità grazie alle scorte accumulate. Ma soprattutto perchè la scelta di Saddam Hussein potrebbe ancora una volta inasprire i rapporti dell’Irak con il resto del mondo; con conseguenze facilmente immaginabili visto il problema mai risolto con questo paese dopo una guerra e i bombardamenti più recenti.

L’OPEC sta correndo ai ripari. E si sta organizzando per quanto riguarda il contenimento dei prezzi. Oggi la Norvegia e l’Argentina hanno un peso maggiore all’interno dell’organizzazione e interessi più vicini a quelli Occidentali rispetto ai Paesi Arabi che per gli ultimi tre decenni hanno gestito il mercato con conseguenze a tutti note e il fenomeno dei petro-dollari.

Il greggio attualmente erogato dall’Irak non è molto in termini percentuali. Ma il problema è in prospettiva. Le riserve petrolifere di Baghdad sono infatti pari a quelle saudite, ma a causa dell’embargo giacciono sotto terra.

Per questa ragione, per evitare che il Rais giochi sul petrolio come forma di ricatto per ottenere concessioni dall’ONU -influenzando troppo pesantemente i prezzi- l’Arabia Saudita sta decidendo di aumentare la sua fornituta di greggio sul mercato dando maggiormente fondo alle riserve e, di conseguenza, ottenere un rallentamento della corsa del prezzo al barile.

Il timore di un inasprimento dei rapporti internazionali rimane tale, ma non si deve scordare che i caccia bombardieri americani e britannici sono ancora ai confini con l’Iraq e le incursioni non si sono mai interrotte. Se Saddam Hussein non ottempererà alle risoluzioni dell’ONU relative alla messa al bando, sotto controllo internazionale, della produzione di armi chimiche e batteriologiche, la tensione potrebbe riesplodere.

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