Il mistero dell’oro

20 febbraio 2017, di Daniele Chicca

Sui mercati ci si interroga sul comportamento anomalo di un asset in particolare, che prima e dopo le ultime tre strette monetarie della banca centrale statunitense non sta seguendo quello che vorrebbe la logica. In teoria in un contesto di restringimento delle condizioni creditizie, l’oro dovrebbe indebolirsi e non rafforzarsi.

Nelle ultime tre occasioni in cui la Federal Reserve ha innalzato il costo del denaro dopo otto anni di politiche ultra accomodanti, i prezzi dell’oro sono al contrario scesi prima che la Fed decidesse di alzare i tassi di interesse e sono invece risaliti subito dopo. In parte questo movimento insolito puo’ essere spiegato con il fatto che il mercato si preoccupa piu’ prima di un evento che dopo.

Dalll’altro canto è indubbio che le incertezze politiche globali – vittoria di Donald Trump, Brexit ed elezioni in Europa – hanno aumentato l’appeal dell’oro, che sui mercati approfitta del suo status di bene rifugio. Gli investitori nel fondo comune legato all’oro piu’ grande al mondo (l’ETF SPDR Gold) hanno comprato oltre 40 tonnellate a febbraio, alimentando una rally dei prezzi di oltre il 7% a quota 1.234 dollari l’oncia.

Nel 2017 i grandi investitori istituzionali e gestori stanno investendo la liquidità accumulata in portafoglio in passato per aumentare l’esposizione nei confronti dell’oro. Non solo per il suo valore aggiunto di asset privo di rischio, ma anche per ragioni di natura politica.

Oro: l’asset con il potenziale maggiore

Le strategie e programmi inflativi negli Stati Uniti e in Cina dovrebbero incrementare la domanda di oro nei prossimi mesi e forse anni facendo probabilmente dell’oro l‘asset con il potenziale al rialzo maggiore tra quelli in circolazione, dicono gli analisti.

In Cina gli investitori speculatori non stanno a guardare con le mani in mano e hanno iniziato a delineare la strategia migliore per mettersi al riparo in caso di un’eventuale svalutazione degli attivi in portafoglio denominati in yuan, valutata destinata a rafforzarsi nei prossimi tempi. L’oro è la loro prima scelta.

Come si vede bene nel grafico riportato da Bloomberg e consultabile in fondo alla pagina, l’oro è in progresso di piu’ del 7% da quando la Federal Reserve ha alzato i tassi il 14 dicembre dell’anno scorso. Ha registrato un’accelerazione al rialzo del 13% anche nei due mesi successivi la stretta monetaria avvenuta nel dicembre del 2015 e del 6% dopo il rialzo dei tassi di giugno 2006.

Secondo Ole Hansen, head of commodity strategy di Saxo Bank, nell’ultimo caso preso in esame “una volta che il rialzo dei tassi è stato imposto, è emerso un quadro piu’ chiaro ed equilibrato. Questo, unito ai calcoli circa l’impatto potenziale delle misure di Trump, ha fatto il resto”. Nell’anno delle superelezioni in Europa e dell’aumentare dei rischi di spaccatura dell’area euro, le condizioni esterni favoriranno con ogni probabilità l’oro anche nel caso di una stretta monetaria in Usa.

Oro, trarrà vantaggio delle puntate speculative in vista delle poltiiche inflative in Usa e in Cina

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