Quale lavoro ci aspetta in Italia?

9 marzo 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – I bambini che oggi frequentano le elementari svolgeranno un lavoro che adesso ancora non esiste e che forse non siamo ancora neanche in grado di prevedere. Questo considerando che alcuni lavori di oggi – nanotecnologi, community manager, sviluppatori java, digital project manager –  negli anni settanta, ottanta ma anche novanta erano completamente sconosciuti.

Da qui parte una ricerca condotta da Intribe, una start-up innovativa che traccia trend e innovazioni attraverso l’analisi dei Big Data  e che il prossimo 23 marzo presenterà a Milano, presso la sede di Confcommercio, la Prima conferenza nazionale sulle professioni del futuro.

Secondo la ricerca entro il 2025 in Italia si uscirà dalla crisi occupazionale grazie alle nuove professioni. I settori che rappresentano il più alto potenziale di crescita vanno dall’ICT, alla comunicazione, passando ai servizi sanitari, agricoltura, fino all’economia green, turismo, formazione.

Si punterà soprattutto sulle competenze visto che la vera sfida dei mercati più avanzati è proprio questa: garantirsi le menti migliori. Competenze da acquisire non solo con l’insegnamento di base ma con la formazione continua specie on line. I primi frutti si raccoglieranno già nei prossimi cinque anni specie in quei paesi che sapranno creare strumenti di apprendimento per il lavoro di domani.

In Italia c’è carenza di competenze digitali

Da qui il monito per l’Italia dove mancano certe figure professionali e dove è nato il fenomeno detto Digital Mismatch ossia le persone in cerca di lavoro spesso non sono in grado di rispondere ai requisiti e alle competenze tecnologiche e digitali chieste dalle aziende.

Competenze digitali non significa però solo settore ICT visto che campi come l’ingegneria, la contabilità, l’assistenza infermieristica, medicina, arte, architettura richiedono inevitabilmente un aumento dei livelli delle competenze digitali.

Le aziende punteranno soprattutto sulle maggiori competenze dei lavoratori che saranno sempre più specifiche e di alto profilo, facendo così scomparire il lavoratore medio che ha scarsa expertise specialistica e uno stipendio di medio livello. In sostanza si ridurranno i mestieri di basso profilo e si richiederà ai lavoratori maggiore specializzazione derivante dai titoli di studio come laurea e master, specie in ambito STEM che garantiranno maggiori e migliori opportunità di lavoro.

Il tutto implicherà un muovo approccio al mondo del lavoro che risentirà del dirompente impatto tecnologico, demografico e socio-economico.

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