Il colmo, Fed: la disoccupazione è scesa troppo in Usa

14 settembre 2018, di Daniele Chicca

A inizio 2018 i funzionari della banca centrale americana si sono dichiarati entusiasti per l’impatto positivo che le loro politiche monetarie hanno avuto sul mercato del lavoro, rinato dopo la crisi del triennio 2007-2009. Ora la soddisfazione sta lasciando il posto alla preoccupazione.

La disoccupazione è ai minimi pluridecennali in America e questo traguardo va senza dubbio considerato una delle maggiori vittorie per la banca centrale. Al contempo, tuttavia, il timore della Federal Reserve è che ora il tasso di disoccupazione sia sceso fin troppo.

Quando in passato la disoccupazione è scesa sotto il 4% o sotto livelli considerati sostenibili, come è successo quest’anno negli Stati Uniti, successivamente l’economia è inevitabilmente entrata in un periodo recessione.

È l’avvertimento lanciato dal presidente della Fed di Boston Eric Rosengren, secondo il quale la banca centrale non sta riuscendo a sistemare l’economia in una fase salutare e stabile di piena occupazione. Ormai la disoccupazione viene considerata da molti esponenti del board della Fed su livelli insostenibili.

Quello della troppa occupazione per la Fed è un dilemma. Una situazione così buona per il mercato del lavoro si è vista soltanto altre due volte in Usa (negli Anni 60 e nel 200o). In entrambi i casi la fase di grazia è stata seguita da un periodo di difficoltà economica. Nel primo caso il problema principale fu l’inflazione troppo alta, nel secondo fu lo scoppio della bolla dot com.

La miscela tra le politiche espansive della Fed, che hanno fatto sì che negli ultimi anni di denaro facile le aziende abbiano investito molto, e il maxi piano di tagli delle tasse e le altre misure di stimolo fiscale del governo Trump hanno creato una situazione inusuale.

È il risultato di un mercato del lavoro più “stretto” (tight labour market), che rischia di aumentare troppo il tasso di partecipazione della forza lavoro (ad agosto era pari al 62,7%, in calo dal 62,9% di luglio). Il timore della Fed è che si formino bolle o un balzo dei prezzi al consumo, proprio come accaduto nei due periodi precedenti sopra citati.

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