Il Bitcoin è il nuovo bene rifugio?

10 novembre 2017, di Redazione Wall Street Italia

A cura di EXANTE

Un famoso detto sugli investimenti recita che gli investitori dovrebbero investire il 10% del loro denaro in oro e pregare che crolli. Il ragionamento che sta dietro a questa teoria è che quando l’oro sale, significa probabilmente che il restante 90% dei vostri investimenti sta precipitando.

Quando tutto va in malora, ci sono sempre alcuni beni rifugio a cui gli investitori possono rivolgersi. In genere i buoni del tesoro americani e il franco svizzero vengono considerati  tali, quando il resto dell’economia scotta troppo. Tuttavia, il rifugio sicuro più famoso è ed è sempre stato l’oro.

Il motivo per cui le persone puntano sull’oro nei momenti difficili è che il suo valore è distinto dalla moneta che vi si appoggia. Gli Stati possono (e potranno) sempre stampare nuovo denaro, provocando così il cambiamento dei prezzi, ma la quantità di oro è limitata e pertanto meno influenzabile. Inoltre deve essere minato, impresa seccante e costosa.

Vi suona familiare?

Le somiglianze tra l’oro e il bitcoin non sono una coincidenza. Satoshi Nakamoto, il creatore del bitcoin, ha preso le caratteristiche che rendono prezioso l’oro e le ha trasformate in un concetto digitale. Entrambi sono limitati (l’ammontare totale di  Bitcoin sarà di 21 milioni), vengono minati ed è impossibile gonfiare la fornitura in maniera artificiale.

In pratica, ciò che hanno fatto i creatori del bitcoin è stato quello di ideare una forma di oro più efficiente: più facile da trasportare e divisibile, in modo che possa essere utilizzato per transazioni di entità inferiore. E mentre per alcuni sia ancora necessaria della ginnastica mentale per attribuire valore reale ad un concetto crittografico digitale, va sottolineato che l’unico motivo per cui l’oro ha valore è perché le persone gliene hanno attribuito nel corso del tempo. Il valore intrinseco di entrambi i concetti è minimo.

Tutto questo significa che il bitcoin è il nuovo oro?

Secondo le dichiarazioni rilasciate alla CNBC da Peter Thiel, uno dei fondatori di PayPal, sembrerebbe di sì: «Sono scettico sulla maggior parte di esse» dice riferendosi alle criptovalute «penso che le persone stiano un po’ sottovalutando il bitcoin soprattutto perché… è come una forma di riserva di denaro, è come l’oro ed è un riserva di valore. Non è necessario utilizzarlo per effettuare pagamenti».

Secondo Matteo Oddi di Exante, invece, la risposta è no. Oddi spiega: «nonostante la nostra posizione riguardo le criptovalute sia distante da quella di Warren Buffett, ci troviamo comunque d’accordo con lui sul fatto che il bitcoin non puo’ essere considerato un “bene rifugio”come l’oro. Anche se decentralizzato, il bitcoin è comunque influenzato dai governi, dall’economia europea, cinese e dalle decisioni della SEC; l’oro invece, è più radicato e meno soggetto a fattori esterni.

L’oro è indistruttibile, mentre il bitcoin si trova spesso a fronteggiare attacchi da parte dei stati sovrani e, da quanto emerso dalle ultime ricerche, tra qualche anno potrebbero anche esserci rischi di hackeraggio. Sicuramente il bitcoin risente meno della crisi geopolitica del momento, ma come abbiamo visto negli ultimi giorni è comunque influenzato da grandi sbalzi d’umore; l’alta volatilità lo rende un investimento interessante ma non di certo non un bene rifugio».

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